Milano

La fotografa iraniana Newsha Tavakolian in mostra al Mudec

L’esposizione a cura di Denis Curti è al Mudec di Milano fino al 28 gennaio 2024

di Grazia Lissi

Dopo la morte di mio padre nel 2019 un giovane falco è venuto alla mia finestra ogni giorno per 6 mesi. (Newsha Tavakolian)

2' di lettura

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Immagini spezzate che si ricompongono per raccontare una storia, quella di un Paese violato, dove le donne sono private della libertà, dove ogni ragazza nasconde sogni e speranze. Questo è il lavoro di Newsha Tavakolian, fotografa nata a Teheran nel 1981 e vincitrice con il progetto “And They Laughed at Me” della prima edizione del Photo Grant di Deloitte e Fondazione Deloitte, sezione “Segnalazioni”.

Le foto sono in mostra e al Mudec di Milano a cura di Denis Curti. (fino al 28 gennaio 2024 ingresso libero). All’interno dell’esposizioni una selezione di elementi dalla proposta “Dust From Home” della fotografa brasiliana Fernanda Liberti, nata a Rio de Janeiro nel 1994, che ha vinto la Open Call dedicata alle artiste e agli artisti Under 35.

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Come un’urgenza Tavakolian ha fotografato l’evoluzione dell’Iran, i cambiamenti, le lotte, le sue foto non sono mai un reportage, l’artista sa andare oltre per svelare a tutti noi che viviamo lontani la potenza, la creatività, la storia della sua terra.

Le fotografie dell’iraniana Newsha Tavakolian in mostra al Mudec

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Frammenti di vita

Nei momenti di maggiore apertura dell’Iran Newsha Tavakolian ha fotografato per strada, nelle piazze come tanti colleghi internazionali consapevole della bellezza del suo paese e della sua gente; con l’arrivo della grande censura non ha abbandonato i suoi progetti ma ha cercato di rivedere il suo modo di lavorare, ha sperimentato nuovi e alternativi modi per continuare, con il suo linguaggio artistico, a documentare quegli eventi che continuano a interrogarci ogni giorno.

In mostra 70 opere tra immagini d’archivio, scatti inediti e fotogrammi, la mostra “And They Laughed at Me” testimonia visivamente e racconta al visitatore il volto drammatico dell’oppressione in Iran, dal 1996 ad oggi.

L’obiettivo della macchina fotografica di Tavakolian si “sostituisce agli occhi seviziati” dei suoi connazionali. «Per questo progetto ho scelto consapevolmente una teoria di negativi dovuti a errori miei o di altri, allo sviluppatore del laboratorio o alla macchina fotografica» scrive l’artista.

Immagini imperfette

E continua «Ho raccolto immagini indesiderate, imperfette, frammentate, perché anch’esse fanno parte della storia, non si possono cancellare. Mostrano la realtà grezza e non rifinita, a cui non possiamo sottrarci. I cambiamenti che non possiamo negare e l’inesorabilità del tempo che passa».

Tavakolian con queste immagini propone al visitatore e a sé stessa una riflessione sulla strategia di repressione militare iraniana che acceca le persone mediante proiettili di gomma; una misura distopica, spesso utilizzata dalla polizia per impedire la diffusione di informazioni, mira a prevenire che la popolazione diventi consapevole di ciò che accade nella contemporaneità. La complessità e umanità della fotografa, la sua capacità di guardare il vero volto del potere compongono un mosaico inequivocabile che svela il gioco perverso del totalitarismo, di chi impedisce agli altri di manifestare la propria individualità, i propri desideri e sogni.

Al Mudec di Milano, Newsha Tavakolian and they Laughed at me, Progetto vincitore della prima edizione del Photo Grant di Deloitte e Fondazione Deloitte, nella sezione Segnalazioni, fino al 28 gennaio 2024. Catalogo edito da 24OreCultura


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