La filiera avicola conferma il suo primato
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di Valeria Zanetti
2' di lettura
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Gli allevamenti da carne, bovini e suini in particolare, soffrono ancora delle conseguenze degli elevati costi di produzione, scattati nel 2022. Mentre ci sono spiragli sul fronte dei consumi, ma non generalizzate perché l’inflazione ha frenato gli acquisti dirottati sulla carne bianca avicola, sulle uova e sui prodotti vegetali alternativi.
Nelle stalle bovine si stima un calo produttivo quantificabile tra l’8 e il 10%, a causa del minor numero di macellazioni. Il prezzo medio degli animali è risultato in salita (+6,5%) rispetto al 2022, tuttavia gli incrementi di spesa di cui gli allevatori hanno dovuto farsi carico hanno inciso sul fatturato 2023 del comparto, in calo del 3%, a 500 milioni. I consumi hanno recuperato appena un + 0,7% a fronte della diminuzione del - 4,5% dell’anno precedente. La quota di mercato si mantiene comunque importante, al 29%, prima scelta seguita dalla carne avicola. Passando ai suini si registrano sempre macellazioni in discesa dell’11% e prezzi in aumento del +22%, spinti anche dalla flessione della disponibilità europea. Ne consegue che la filiera registra fatturati in aumento del 10% (220 milioni) nonostante la frenata dei consumi per la carne fresca (-3,7%) e per i salumi (-3,3%), le cui vendite sono calate nei quantitativi e salite in valore (rispettivamente del +5,2% e del +3,3%). Il report elaborato da Veneto Agricoltura evidenzia anche un progressivo spostamento dei consumatori verso l’acquisto di prodotti vegetali, alternativi alla carne, che mostrano un aumento importante (+4%), paragonabile all’incremento di richiesta di carne avicola, dopo un ottimo 2022 (+10,4%) e una crescita a valore del +8,5%.
Dai capannoni di allevamento di polli, galline e tacchini arriva un bilancio produttivo all’insegna della crescita, con un incremento del + 26% che porta a 705mila le tonnellate immesse sul mercato per un fatturato che supera il miliardo e 100mila euro (+13%). Il risultato conferma la leadership veneta e in particolare scaligera nel comparto avicolo. Importanti anche i risultati delle esportazioni in valore di carne (+31%) e preparazioni (+13%), che conquistano soprattutto la clientela europea. Infine, collegata all’avicolo, la produzione di uova nei 250 allevamenti specializzati della regione, sostanzialmente stabile (2miliardi di pezzi), per un incremento del fatturato generale del settore del 12% (310milioni di euro), determinato dalla crescita dei prezzi (+10% circa) e dal lieve incremento dei consumi.

