Intervento

La filiera 4+2 e il futuro degli istituti alberghieri

E’ necessario spiegare con chiarezza le ragioni per cui la RE.NA.I.A. (Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri) esprime forti riserve.

di Vito Pecoraro*

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Il dibattito sulla nuova filiera tecnologico-professionale, il cosiddetto modello 4+2, non può essere ridotto a una mera operazione di ingegneria oraria o a una rincorsa ai finanziamenti del Pnrr. Richiede, al contrario, una riflessione profonda sulla natura stessa dell’istruzione pubblica nel nostro Paese. E’ necessario spiegare con chiarezza le ragioni per cui la RE.NA.I.A. (Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri) esprime forti riserve e non si allinea all’attuale proposta ministeriale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La difesa del modello educativo

La nostra non è una chiusura preconcetta verso l’innovazione o verso una maggiore sinergia con gli Its Academy e il mondo produttivo, dinamiche che i nostri istituti governano con successo da decenni. È, piuttosto, la difesa rigorosa di un modello educativo che ha dimostrato nei fatti la sua straordinaria efficacia. Gli Istituti Alberghieri statali d’Italia non sono “addestrifici” volti unicamente a colmare il mismatch occupazionale a breve termine; sono scuole della Repubblica che rilasciano un Diploma di Stato quinquennale, in grado di coniugare una solida e imprescindibile cultura generale con altissime competenze tecnico-professionali d’indirizzo.

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La contrazione del percorso a quattro anni, così come strutturata nella proposta ministeriale, porta con sé un rischio sistemico inaccettabile: lo svilimento della formazione culturale e della maturità critica degli studenti e delle studentesse. Comprimere i programmi sacrificando l’area dell’istruzione generale per fare spazio a un precoce addestramento sul lavoro non significa modernizzare la scuola, ma penalizzare le fasce più deboli.

Fornire ai giovani un pensiero critico strutturato

La flessibilità e l’adattabilità richieste dal mercato del lavoro odierno non si ottengono anticipando l’ingresso in azienda, ma fornendo ai giovani un pensiero critico strutturato, l’unico vero antidoto all’obsolescenza delle competenze tecniche. Inoltre, l’architettura del 4+2, per come è concepita, rischia di accentuare un equivoco ordinamentale di fondo, appiattendo l’Istruzione Professionale Statale sui parametri della Formazione Professionale Regionale (IeFP).

Come RE.NA.I.A. ribadiamo che si tratta di due canali con dignità, impianti normativi e missioni diverse. Il tentativo di fonderli surrettiziamente in un’unica filiera accorciata finisce per svalutare il ruolo cardine dello Stato nell’istruzione tecnico-professionale. Se le famiglie scelgono sempre meno questi percorsi, la risposta non può essere la riduzione del tempo scuola o la promessa di una scorciatoia verso il lavoro. La disaffezione si combatte restituendo dignità sociale, risorse e centralità agli istituti professionali, non impoverendone l’offerta formativa.

Gli istituti alberghieri pilastro del Made in Italy

Gli Alberghieri rappresentano un pilastro fondamentale del Made in Italy nel mondo e un eccezionale veicolo di mobilità sociale. RE.NA.I.A. non si allinea a una riforma che rischia di creare un’istruzione di serie B, orfana della sua complessità educativa. Chiediamo un investimento strutturale sul quinquennio, un reale potenziamento dei laboratori, il riconoscimento della specificità dei nostri profili e un raccordo con gli Its Academy che avvenga “in uscita” e non attraverso la mutilazione del percorso scolastico superiore. La qualità del saper fare italiano nasce dal sapere, e il sapere ha bisogno del giusto tempo per sedimentare.

* il professor Vito Pecoraro è presidente di RE.NA.I.A.

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