La festa edonistica di Diesel apre le sfilate
Glitter e sensualità per le creazioni di Glenn Martens, che guida il marchio del gruppo Otb, in un set composto da un sensazionale accumulo di oggetti e scenografie provenienti dai magazzini Diesel
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Il mondo va a rotoli, la violenza impazza, l’oscurantismo dilaga mentre la cultura popolare, nel mainstream almeno, fa giganteschi salti indietro, eppure la moda continua imperterrita, come è giusto che sia, il suo ciclo iperproduttivo, fatto ormai principalmente, in passerella, di produzione di immagini e intrattenimento - i vestiti che poi si trovano in negozio sono altro.
Per comprensibile reazione, i designer in questo momento sembrano ossessionati dall’idea della gioia, della festa: esplosioni di edonismo che hanno però qualcosa di malsano, come a volersi stordire per fuggire dalla realtà. Impossibile dar torto. La settimana della moda milanese si apre con Diesel.
«È come quando, l’indomani di una festa ti risvegli nel letto di non sai chi in una camera d’albergo che proprio non ricordi», dice sardonico Glenn Martens, direttore creativo del marchio, punta di diamante e testa d’ariete - per capacità di penetrazione trasversale e transgenerazionale - del gruppo Otb di Renzo Rosso.
La sfilata di svolge intorno a un sensazionale accumulo di oggetti e scenografie provenienti dai magazzini Diesel, paraphernalia di quarantotto anni (il 1978 è l’anno della fondazione) di vetrine, campagne, allestimenti, mentre i vestiti sono tutta una torsione, uno sfaldamento, una liquefazione: maglie bollite dal sudore, abitini di carta da regalo, jeans e top nei quali ci si è davvero goduta la serata, e poi corpi colanti glitter e sensualità. La visione è intossicante, ma paradossalmente artificiosa: il party, in definitiva, è pura messa in scena.








