La felicità si compra con il tempo, le esperienze, le relazioni autentiche
Nessuno parla di denaro, che però domina le nostre vite. Ribaltare il rapporto di potere è possibile con spese consapevoli e non solo materiali
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I punti chiave
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La vera felicità costa tantissimo e il denaro è un mezzo per raggiungerla in modo consapevole. Non deve essere, viceversa, un ostacolo alla realizzazione dei nostri desideri più profondi.
Nell’incontro con i tanti giovani in Piazza Fiera a Trento, Annalisa Monfreda, giornalista e co-fondatrice della piattaforma di educazione finanziaria Rame, spiega che i soldi sono uno strumento malinteso e con i quali si deve fare pace, senza timori e senza vergogna.
L’esperimento
Dai racconti di oltre cento persone intervistate, Monfreda scopre che tutti spendono per costruire relazioni e per appartenere a una comunità. Però lo fanno in modo istintivo, senza distinguere il prezzo delle cose dal loro reale valore.
In questa confusione c’è una spinta a comprare e a desiderare sempre di più senza trovare mai appagamento, tanto che il meccanismo crea un circolo vizioso. Lo testimoniano il figlio adulto che percepisce le elargizioni dei genitori come una forma di compensazione della distanza emotiva che li separa o il ragazzo che si mette a disposizione a pagamento per soddisfare con piccoli gesti chi ha bisogno di una persona cara e che resta sorpreso dalle tantissime richieste. Così si ritrova a dare gratificazioni a chi si sente insicuro o ad applaudire un atleta alla fine di una maratona o a svolgere incombenze quotidiane a chi è solo.
La ricetta
Monfreda, dunque, dà qualche suggerimento per controvertire questo rapporto distorto col denaro, che domina le nostre vite anziché lasciarcene il controllo. «I soldi che ci rendono felici - afferma Monfreda - sono quelli spesi per comprare esperienze. Per esempio, i viaggi, che sono un collante sociale. Oppure quelli per comprare tempo da dedicare agli affetti. O ancora, quelli per prenderci cura degli altri e rimettere in circolo il denaro».



