La fantascienza, la cultura cyberpunk e il sogno concreto di Apple Vision Pro
Ready Player One di Steve Spielberg già nel 2018 ha suggerito e ispirato alcune tecnologie che nel corso de tempo hanno però cambiato la loro ragione d’uso.
di Luca Tremolada
2' di lettura
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In questi giorni di mania per il Vision Pro, rivedere ’Ready Player One’ fa un certo effetto. Il film di Steven Spielberg, ispirato al romanzo di fantascienza di Ernest Cline, racconta l’avventura di un adolescente in un vasto universo videoludico di realtà virtuale chiamato Oasis, acronimo di Ontologically Anthropocentric Sensory Immersive Simulation. La forma del visore, simile a una maschera da sci e indossato dal giovane protagonista Wade Watts, ricorda in tutto e per tutto l’Apple Vision Pro. Il libro, pubblicato nel 2011, e il film, uscito nel 2018, potrebbero aver avuto una certa ispirazione almeno a livello estetico, ma i due dispositivi non hanno davvero nulla in comune. ’Ready Player One’ ci porta in un classico futuro distopico. Nel 2045, la Terra è devastata da catastrofi naturali e carestie, e l’umanità, per fuggire la realtà, vive dentro un videogioco con la speranza di conquistare un futuro migliore. Siamo quindi immersi in un classico incubo cyberpunk, con influenze dalla cultura pop e meccaniche videoludiche. L’Apple Vision Pro, invece, sembra più concreto, o quantomeno nasce con ambizioni diverse. Presentato come una rivoluzione nell’informatica e basato sulla visione dello ’spatial computing’, offre un’idea di produttività da ufficio che va oltre la semplice estensione dello schermo del Mac. Le chiamate in Facetime e le videoconferenze su Zoom con Vision Pro indicano agli oltre 34 milioni di sviluppatori la direzione da seguire per realizzare l’applicazione definitiva per questo dispositivo. Secondo la stampa specializzata, la vocazione del Vision Pro andrebbe cercata più nella comunità dei designer, dei professionisti della grafica e dei progettisti che useranno il visore come Tony Stark usava Jarvis per progettare la sua armatura. Concentrarsi sul prezzo elevato - che parte da 3500 dollari - potrebbe non essere produttivo.
Quando il Macintosh fu lanciato nel 1984, quarant’anni fa, il suo costo era equivalente a circa 7.000 euro attuali. Tuttavia, più che un semplice gadget rivoluzionario, il Vision Pro potrebbe rappresentare una nuova interfaccia, la cui efficacia e possibile integrazione con l’intelligenza artificiale scopriremo nel prossimo futuro.All’interno di Oasis non c’era un’intelligenza artificiale senziente (AGI), ma una simulazione di James Halliday, il game designer che ha creato il videogioco. Come sempre in ’Ready Player One’, c’era un’idea per contrastare la cinetosi, quel senso di nausea che può essere provocato dalla realtà virtuale. Si tratta di una sorta di pavimento mobile che permette di muoversi e camminare rimanendo nello stesso posto.Recentemente, il reparto R&D di Disney ha presentato HoloTile, una specie di tapis roulant composto da centinaia di piccole piastrelle omnidirezionali che tracciano i movimenti delle gambe e li trasmettono all’avatar in VR. Questo prototipo era stato presentato all’E3 di alcuni anni fa e oggi rappresenta qualcosa di più di un semplice progetto di ricerca. Nel mondo delle tecnologie, le coincidenze non esistono. E molto spesso sono i libri di fantascienza a fornirci immagini più nitide di ciò che accadrà in futuro.”






