La terza comprende rame, bauxite, piombo, zinco e impianti di trasformazione. Seguono porti, terminal intermodali, fibre ottiche, data center, telecomunicazioni, sementi, fertilizzanti, silos e trasformazione alimentare. Il valore strategico nasce dalla combinazione di sei fattori: scarsità del bene, difficoltà di sostituzione, accesso al mercato unico, dipendenza tecnologica, rilevanza per la sicurezza e possibilità di integrazione con un gruppo italiano. Un’acquisizione totale non è sempre necessaria: una quota con diritti di governance, un’opzione, un accordo di fornitura pluriennale o un diritto di prelazione possono garantire controllo sufficiente a costi inferiori.
La finestra 2026-2031
Il tempo economico dell’operazione è ristretto. Servirebbe un registro degli asset strategici balcanici e selezionare almeno cento obiettivi. Poi avviare la prima ondata di acquisizioni nei settori più integrabili: meccanica di precisione, energia, cybersecurity, logistica e agroindustria. Successivamente, con l’avanzamento dei corridoi europei e delle interconnessioni, la priorità dovrebbe passare a porti, terminal, terreni industriali, reti e telecomunicazioni.
Nel 2030, le imprese acquistate dovrebbero diventare piattaforme regionali capaci di acquisire fornitori minori. Entro il 2031, l’obiettivo dovrebbe essere l’integrazione. Occorrerebbe un veicolo pubblico-privato da almeno 1,5-2 miliardi di euro, capace di mobilitare più capitale mediante banche, gruppi industriali, CDP, SIMEST, SACE, BEI e BERS. Il fondo non dovrebbe acquistare aziende per rivenderle rapidamente, ma conservarle abbastanza a lungo da finanziarne lo sviluppo
Il prezzo dell’attesa
Il rischio per l’Italia non è scomparire dai Balcani. È rimanervi ovunque senza controllare nulla di decisivo: finanziare aziende possedute da altri, fornire macchinari a fabbriche integrate in catene straniere, usare porti i cui terminal sono controllati da capitali concorrenti, dipendere da componenti costruiti con tecnologie e dati non europei. Il 10 luglio 2026, Tajani ha sostenuto che sicurezza, competitività e allargamento sono ormai inseparabili e che i Balcani collegano Adriatico, Mediterraneo orientale e Centro Europa.
Il giorno precedente, Roma aveva riunito gli “Amici dei Balcani occidentali” per promuovere il contributo della regione all’autonomia strategica europea nella sicurezza alimentare, nelle catene di approvvigionamento e nella connettività. L’Italia possiede la geografia, le banche, la tecnologia, i porti, la diplomazia e gli strumenti finanziari. Il passo successivo è la dottrina di acquisizione. La fabbrica europea del prossimo decennio è già accesa dall’altra parte dell’Adriatico. Ogni riforma ne aumenta il valore, ogni infrastruttura ne riduce il rischio, ogni acquisizione straniera restringe lo spazio disponibile.