Made in Italy agroalimentare

La Dop economy italiana supera i 20 miliardi di euro

Rapporto Ismea-Qualivita: vini in calo, Grana Padano prima denominazione in crescita del 9%, Parmigiano Reggiano secondo ma in discesa del 7%

di Micaela Cappellini

2' di lettura

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La Dop economy italiana supera i 20 miliardi di euro di valore alla produzione, con una crescita del 52% in dieci anni e un contributo del 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare. I numeri 2023, che arrivano dal dodicesimo rapporto Ismea-Qualivita, raccontano una crescita del 3,5% del segmento cibo, con in testa i formaggi, che raggiunge quota 9 miliardi di euro mentre i vini Doc e Docg, pur a 11 miliardi di euro di valore, segnano il passo sia in quantità (-0,7%) che in valore (-2,3%). Degli oltre 20 miliardi della Dop economy, 11,6 vengono incassati grazie all’export.

In Italia i prodotti a denominazione contano 317 consorzi di tutela, oltre 194mila imprese e quasi 850mila occupati. La regina delle Dop? È il Grana padano, il cui valore alla produzione l’anno scorso è cresciuto dell’8,8%; al secondo posto c’è il Parmigiano reggiano, in discesa del 7%, terzo il Prosciutto di Parma (+2%), quarta la Mozzarella di bufala campana (+5,1%) e quinto il Pecorino romano (+30,8%).

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La palma d’oro regionale va invece al Veneto, con 4,85 miliardi di euro, seguono l’Emilia-Romagna con 3,87 miliardi e la Lombardia con 2,58 miliardi. Le quattro regioni del Nord-Est da sole rappresentano il 54% del settore Dop e Igp, con un valore che sfiora gli 11 miliardi. Fra le prime venti province per valore, i risultati migliori del 2023 in termini assoluti sono quelli di Brescia, Treviso, Vicenza, Cremona e Udine; in calo ci sono invece Modena (-8,6%), Verona , Siena e Reggio nell’Emilia.

«Il settore delle Dop e Igp - ha detto il presidente di Ismea, Livio Proietti, alla presentazione del raporto - si è attestato per il secondo anno consecutivo sopra i 20 miliardi di euro e si conferma ancora una volta vitale per l’economia dei territori, attrattivo per nuovi operatori e trainante per l’intero settore agroalimentare. Un sistema solido nonostante i condizionamenti del clima e il complesso scenario geopolitico di questi ultimi anni».

 

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