L’analisi

La direttiva Ue Csddd cambia le regole del gioco

Al congresso Cibjo di Shanghai reazioni contrastanti sulla nuova normativa che estende la responsabilità delle imprese lungo tutta la filiera

di Laura La Posta

I relatori della sessione sulla sostenibilità del congresso Cibjo di Shanghai. Da sinistra: Edward Asscher (vicepresidente del Responsible jewellery council), Kent Wong (DG Chow Tai Fook), Gaetano Cavalieri (presidente Cibjo), Feriel Zerouki (vicepresidente senior De Beers Group e presidente del World diamond council), John Mulligan (Climate change lead and direttore Market Relations del World gold council), Iris Van der Veken (direttrice esecutiva Watch & Jewellery Initiative 2030), Vaishali Banerjee (DG Platinum Guild India), Edward Johnson (Crporate responsibility director Gemfields)

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Piove sul bagnato. Non bastavano le crisi geopolitiche in atto, con il rallentamento della domanda di gioielli, l’alto prezzo dell’oro, il divieto di acquistare diamanti russi per l’embargo, il calo delle vendite di diamanti naturali e la sovraproduzione dei lab grown. Ad acuire le preoccupazioni del settore dei preziosi ci si è messa anche la pioggia di normative europee sulla sostenibilità, che complica le attività nel Vecchio continente. «L’industria farebbe bene a studiare, in particolare, la recente direttiva Csddd, che estende la responsabilità delle imprese lungo tutta la supply chain, con maxi-multe per le società che non riusciranno a dimostrare che le materie prime dei prodotti esportati nella Ue non erano in dumping sociale e ambientale», ha spiegato Iris van der Veken, direttore esecutivo della potente Watch & Jewellery Initiative 2030, al congresso 2024 a Shanghai di Cibjo-The World jewellery confederation. E il dibattito tra i delegati della confederazione guidata da Gaetano Cavalieri è stato vivace. Secondo Feriel Zerouki, presidente del World diamond council e vicepresidente senior di De Beers Group, «regole così stringenti uccidono l’innovazione e possono danneggiare il business; le intenzioni del legislatore sono positive ma prese alla lettera hanno l’effetto collaterale di frenare lo spirito imprenditoriale». Di tutt’altro avviso Edward Johnson, Corporate responsibility director di Gemfields (la più grande società estrattrice di pietre colorate al mondo). «La normativa forza a fare un passo avanti verso il prossimo livello; senza regole, le imprese sono meno propense a fare grandi e onerosi passi avanti nella sfera Esg - ha detto -. Per questo la mia valutazione della Csddd è positiva: è una normativa difficile da affrontare ma che può portare a un livello successivo di responsabilità lungo la supply chain». Chi è ben oltre la compliance normativa - ed è per questo stata applaudita dai 250 delegati al congresso Cibjo - è Italpreziosi, la più grande raffineria d’oro del nostro Paese. «Siamo la prima azienda del settore al mondo certificata B Corp, perché riteniamo che bisogna raggiungere il profitto creando valore per tutta la comunità, operando con morale, dignità, energia e passione», ha detto la presidente e fondatrice Ivana Ciabatti, coadiuvata al congresso dalla figlia Alice Vanni, Compliance and sustainability officer dell’azienda. A loro, soggetti ad audit B Corp rigorosi, la direttiva Csddd non spaventa.

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