Fare i conti con l’America di Trump
di Sergio Fabbrini
di Giulia Crivelli
6' di lettura
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«Body shaming»: è l’espressione coniata dagli americani e oggi molto diffusa in tutto il mondo che gioca sul significato del sostantivo shame, vergogna. Il verbo, ipoteticamente to shame, non esiste. E quindi non dovrebbe esistere neppure il suo gerundio, shaming, che, in inglese, può diventare sostantivo o aggettivo. Due esempi: the act of loving, l’atto di amare. The roaring twenties, i ruggenti anni 20. Al posto del gerundio immaginario alla base dell’espressione americana, per tradurre body shaming in italiano dobbiamo usare molto più di due parole. Body shaming significa far vergognare qualcuno del proprio corpo, con insulti reiterati di varia gravità, crudeltà, intensità. È una forma di bullismo quasi sempre di adulti contro adulti, che confina con la tortura psicologica. Anzi, è una forma di bullismo di donne adulte contro donne adulte.
Da non confondere con i commenti maschili
Certo, i maschi fanno commenti in continuazione, spesso irripetibili, sull’aspetto fisico delle donne, conosciute e sconosciute, sul lavoro o al bar, davanti alla televisione o in occasione di un aperitivo o di una cena tra amici. Sullo sfondo c’è sempre l’atto sessuale o l’attrazione sessuale, come se corpo delle donne e sesso fossero indissolubilmente legati da un qualche rapporto di causa-effetto. In fondo il politically correct è nato e si è diffuso anche per evitare questo tipo di commenti, che risultano offensivi per le donne, quando non insultanti nel vero senso della parola. Il body shaming va oltre: le offese e gli insulti forse si possono ignorare, se si è sufficientemente forti o almeno equipaggiati (equipaggiate, nella maggior parte dei casi) con una buona dose di consapevolezza, orgoglio femminile e/o sicurezza di sé. Far provare vergogna è qualcosa di diverso, una forma di offesa molto più perniciosa, sottile, violenta, in fondo. Certo, sono una forma di violenza – di genere, è veramente il caso di dire – anche i commenti maschili a sfondo sessuale o che comunque coinvolgono l’aspetto fisico di una donna. Ma, paradossalmente, questo tipo di violenza si può dimenticare, superare. Provare vergogna va molto più in profondità, lascia cicatrici molto più gravi.
L’insulto ad Angela Merkel
Pensiamo alla tristemente famosa definizione che – secondo una leggenda metropolitana – Silvio Berlusconi diede di Angela Merkel: culona inchiavabile. Un doppio insulto, nella mente di chi lo concepisce: la prima parte individua un difetto fisico, la seconda chiarisce che per via di quel difetto fisico la donna non è degna di essere “chiavata” . Berlusconi ha più volte smentito di aver pronunciato quelle due parole, ma qualcuno deve averlo fatto, visto che sono poi diventate di dominio pubblico. Quale potrebbe essere l’equivalente di “culona inchiavabile” detto da una donna a un uomo considerato brutto e poco appetibile dal punto di vista sessuale. Di fatto, non c’è. Perché il concetto di attrazione sessuale non è lo stesso, per donne e uomini. Neppure lo è l’idea che si ha - ancora romantica, checché se ne dica – dei rapporti amorosi e sessuali tra donne e uomini. L’equivalente di culona inchiavabile non esiste. Esistono uomini con il sedere grosso, molto grosso. Ed esistono sicuramente uomini con i quali una donna non vorrebbe avere rapporti sessuali. Ma se li dovesse insultare, probabilmente sceglierebbe un’altra strada. Le donne danno all’atto sessuale un significato e un’importanza diversa rispetto agli uomini (ovviamente esistono eccezioni e nell’epoca gender fluid è semplicistico anche parlare di donne e uomini, lo facciamo per poter tracciare un percorso, un’analisi, poi si potrebbero fare mille distinguo).
Effetti diversi su uomini e donne