Economia Digitale

La crisi delle RAM: come l’intelligenza artificiale ha fatto lievitare i prezzi dei computer

I datacenter per l’IA affamano il mercato consumer: prezzi quadruplicati in tre mesi

di Marco Trabucchi

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Il boom dell’intelligenza artificiale è sotto gli occhi di tutti. Quello che si vede meno, però, è ciò che lo rende possibile: l’esplosione della domanda di componenti hardware necessari a far girare i giganteschi data center. I chip sono il simbolo di questa corsa, ma non sono gli unici protagonisti. C’è anche tutto ciò che serve a immagazzinare e far circolare i dati. In altre parole: le memorie.

Le stesse che troviamo nei nostri laptop, negli smartphone, nelle consolle di videogiochi e persino negli smartwatch. E se i produttori di RAM, concentrati soprattutto tra Taiwan e Corea del Sud, stanno lanciando segnali d’allarme, il motivo è semplice: la produzione non riesce più a tenere il passo con una domanda trainata quasi interamente dai data center per l’AI. Quello che fino a poco tempo fa era un componente economico e abbondante si è trasformato in una risorsa strategica, con aumenti di prezzo mai visti nel mercato consumer. Dietro questi numeri c’è una scelta precisa dei tre grandi colossi mondiali delle memorie - Samsung, SK Hynix e Micron - che hanno riconvertito circa il 20% della loro capacità produttiva dalle RAM “tradizionali” alle HBM (High Bandwidth Memory), chip molto più costosi e redditizi, diventati indispensabili per i data center dedicati all’intelligenza artificiale.

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La tecnologia che cambia le regole del gioco

Le HBM non sono semplicemente RAM più veloci. Cambiano proprio il modo in cui la memoria è costruita: invece di essere disposti uno accanto all’altro, i chip sono impilati verticalmente, come un grattacielo. Il risultato è una velocità di scambio dati molto più elevata. Una singola GPU per l’AI, equipaggiata con memorie HBM di ultima generazione, può arrivare a usare fino a un terabyte di memoria. Moltiplicate questa cifra per le migliaia di schede presenti in ogni data center e il quadro diventa chiaro: la domanda è semplicemente fuori scala rispetto a quella del mercato consumer.

Secondo i dati di TeamGroup, i chip DRAM DDR5, lo standard dei computer moderni, sono passati da 6,84 dollari a 27,20 dollari tra settembre e dicembre. Un aumento di circa il 300% in appena tre mesi. E le prospettive non sono rassicuranti: per il 2026 si stimano rincari fino al 50% a trimestre nella prima metà dell’anno. Le conseguenze iniziano a farsi sentire con principali produttori – Dell, Asus, Lenovo - che hanno già annunciato rincari sui laptop in arrivo tra dicembre e gennaio. Sul mercato cinese Honor ha invitato gli utenti ad acquistare il prima possibile un nuovo tablet per evitare futuri rincari di prezzo e anche Xiaomi è dovuta correre ai ripari, annunciando un aumento di prezzo per tutti i suoi tablet presenti sul mercato cinese. Le stime parlano di rincari compresi tra il 10 e il 20% per i laptop e tra il 20 e il 30% per gli smartphone.

Nella telefonia gli analisti parlano di di un impatto ancora più marcato. Secondo un’analisi di Counterpoint Research, i costi di produzione degli smartphone economici sono già aumentati del 25%, quelli dei modelli di fascia media del 15% e quelli dei dispositivi premium del 10%. Ma non è solo una questione di costi: è la disponibilità a essere crollata.

Il segnale forse più chiaro del cambiamento in atto è arrivato a novembre, quando Micron ha annunciato la chiusura di Crucial, il suo storico marchio di RAM per PC consumer, dopo 29 anni. Sumit Sadana, vicepresidente di Micron, ha spiegato la decisione senza giri di parole: «La crescita guidata dall’IA ha generato una domanda esplosiva di memoria. Uscire dal business consumer ci permette di supportare meglio i clienti più grandi e i segmenti in più rapida crescita». Una scelta razionale dal punto di vista industriale, ma anche il simbolo di un’industria che sta voltando le spalle al mercato consumer, considerato meno redditizio. E per il futuro le nubi si addensano: secondo TrendForce, nel 2026 la domanda di memorie crescerà del 35%, mentre l’offerta aumenterà solo del 23%, ampliando ulteriormente il divario. L’altra tendenza che potrebbe affacciarsi è quella del ridimensionamento dell’hardware: diversi produttori di laptop potrebbero tornare a configurazioni con RAM da 8GB nella fascia media, mentre sono imminenti nuovi rincari sulle schede video.

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