La Costituzione, le clausole eccezionali e la libertà delle persone
di Giovanna De Minico
4' di lettura
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E' necessario che una clausola emergenziale sia scritta nel testo costituzionale per proteggere Istituzioni e cittadini da pericoli che ne mettano a rischio la sopravvivenza?
La nostra Costituzione non presenta l'emergency clause. I Costituenti, che pure si posero il problema, scelsero il silenzio sul punto perché aprire a poteri generali e straordinari si poteva prestare ad abusi in danno della democrazia, come l'esperienza della Repubblica di Weimar insegnato.
Ma il silenzio non era assordante perché la Costituzione aveva in sé quanto necessario per assicurare la continuazione dell'ordinamento con il suo popolo: centralità del Parlamento e presidi alle libertà fondamentali.
La centralità indica nel soggetto immediatamente rappresentativo della volontà popolare, il Parlamento, il decisore della formula politica di governo meritevole della sua fiducia. In tempi di eventi straordinari questa stessa centralità implicitamente riserva al Parlamento il compito eccezionale di valutare se aprire o meno a una situazione emergenziale e, in caso di risposta positiva, di come gestirla. E' l'intera struttura costituzionale, piuttosto che la norma sulla guerra non applicabile per analogia, che concorre a questa lettura parlamento-centrica del potere di sospendere l'ordinario corso degli eventi per apportare quelle sole deroghe all'ordinamento indispensabili e comunque funzionali a far tornare nel più breve tempo possibile le cose nello stato in cui erano prima che l'evento emergenziale accadesse.
L'emergenza da coronavirus è stata invece dichiarata in solitario dal Governo, ed è stata concretamente gestita con decreti-legge e decreti del Presidente del consiglio dei ministri. Questi ultimi, forti di una norma sulla competenza, l'art. 3, disposta nel decreto legge 6/2020, hanno a ritmo incalzante ristretto lo spazio vitale di ogni nostra libertà: da quelle individuali alle economiche passando per i diritti sociali.


