La corsa alla luna e la geopolitica Usa-Urss negli anni della guerra
Lo sbarco americano sulla Luna fu devastante per il morale dei russi. Il racconto degli anni in cui la conquista dello spazio era una dimensione della guerra fredda, e di quando fu sostituito dalla corsa agli armamenti nucleari.
di Ugo Tramballi
7' di lettura
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In fondo alla Prospettiva Mira, a Mosca, quasi di fronte al gigantesco hotel Cosmos, c'è il Monumento ai Conquistatori dello Spazio. È un obelisco di 107 metri in cima al quale un razzo è spinto verso l'ignoto da una scia così perfetta e potente da ricordare i due requisiti necessari di ogni esplorazione: curiosità e superbia.
Anche se nell'essenzialità del realismo socialista, I Conquistatori del Cosmo ricorda il Monumento alle Scoperte che a Lisbona guarda verso l'oceano. Entrambi raffigurano l'ansia degli uomini di conoscere e dominare ogni luogo incognito, ovunque sia, in ogni epoca.
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Era il 1964 quando il Pokoritelyam Kòsmosa moscovita venne inaugurato ma solo parzialmente. In Unione Sovietica si costruivano carri armati ma non frigoriferi; dall'immensa Kamax di Città Breznev, “la più grande fabbrica di veicoli del mondo”, uscivano un milione di camion l'anno ma non tutti col carburatore o la marmitta perché la produzione di componenti non rispettava mai il Piano.
Così il programma spaziale: nel 1957 era stato lanciato Sputnik1, il primo satellite artificiale nello spazio; nel '62 Yuri Gagarin era stato il primo uomo a completare un'orbita terrestre e tornare vivo, umiliando gli americani. Ma il monumento di Prospekt Mira sarebbe stato definitivamente inaugurato solo nel 1981.

