La commissione sui femminicidi all’unanimità: «Sia reato generare contenuti sessuali con l’AI»
Nuove misure per contrastare la pubblicazione di scatti rubati o generati dall’intelligenza artificiale dopo i casi di “Mia Moglie”, “Phica.eu” e “Social Media Girls” che hanno spogliato anche politici e personaggi del mondo dello spettacolo. Tra le novità il daspo digitale e il divieto di navigare in rete per chi è ai domiciliari per questo tipo di reati
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
Era l’estate dello scorso anno quando esplose il caso “Mia moglie”, un gruppo Facebook in cui sono state condivise fotografie sessualmente esplicite senza il consenso del partner. Una vicenda a cui è seguita pochi mesi dopo quella della piattaforma online “Phica.eu”, dove sono state pubblicate fotografie ritraenti donne spogliate dall’intelligenza artificiale. L’ultimo episodio risale ad ottobre quando - dopo la denuncia della giornalista e scrittrice Francesca Barra - è uscito allo scoperto il sito sessista “Social Media Girls” con lo stesso modus operandi.
Ma adesso le cose potrebbero cambiare dopo l’ok all’unanimità della commissione femminicidio - presieduta dalla deputata Martina Semenzato e istituita a seguito di questi eventi - sulla relazione “Dimensione digitale della violenza contro le donne” che raccoglie delle proposte per contrastare il fenomeno. C’è anche il reato per chi diffonde “Deep nude”, ovvero contenuti sessualmente espliciti generati dall’AI.
Il daspo digitale
Sono 20 le proposte presenti all’interno della relazione volte a tutelare chi cade vittima delle trappole nella rete. Tra le soluzioni indicate per difendere chi ha visto le proprie foto pubblicate senza consenso c’è anche il daspo digitale, una misura che sospende o blocca il profilo dell’utente che ha diffuso le immagini. Proprio come quello urbano - che vieta ai cittadini che commettono reati di mettere piede in determinate aeree pubbliche, anche il web assume le fattezze di un luogo “fisico” da tutelare.
Dalla modifica dell’articolo 284 ai nuovi poteri dell’Agcom
Niente cellulare per chi commette reati digitali e si trova agli arresti domiciliari. Una novità che modifica l’articolo 284 del codice di procedura penale. Potenziate le sanzioni per chi commette “sextortion”, mentre diventa fondamentale l’identificazione dell’utente attraverso l’identità digitale certificata. Esteso inoltre a tutti i siti l’obbligo della registrazione del codice “hash”, una funzione che consente di ricavare l’impronta digitale di un file per estrapolarne il contenuto.
Si passa poi all’educazione digitale per insegnare a grandi e piccoli naviganti come navigare in rete in modo responsabile. Un occhio di riguardo quindi per la commissione anche per i minori che utilizzano lo smartphone, a cui si aggiunge un punto di contatto unico che permetta alle autorità competenti di lavorare in sinergia.








