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Con la crisi delle elettriche e l’inasprimento delle aliquote di fringe benefit prendono quota, nelle flotte, le ibride plug-in, una tipologia di auto elettrificate che da una parte è migliorata, con autonomie che arrivano a 100 km, ma che consumano poco solo se si ha l’accortezza di ricaricare all’occorrenza. Ed è una pratica che gli utenti delle vetture aziendali il più delle volte non fanno con il risultato di aumentare i consumi e le emissioni, perché sono autovetture che si portano dietro una zavorra di batterie e motori. Detto questo lo scenario, soprattutto quello che propone la sempre più forte industria automobilistica cinese, è quello della tecnologia delle auto con powertrain che rientrano nella categoria del Range Extended Electric Vehicle. Si tratta di vetture ibride, in alcuni casi ricaricabili anche da fonte esterna, che hanno una peculiarità: la trazione è affidata a motori elettrici (in alcuni tipi in modo esclusivo) mentre un motore termico ricarica le batterie. In pratica è una macchina con un gruppo elettrogeno a bordo che rigenera le batterie e non necessità di colonnine e risolve il problema dell’ansia da ricarica. gli schemi di funzionamento delle Reev sono di vario tipo (come l’e-power di Nissan o il sistema Mazda con motore Wankel), ma sta prendendo piede la tecnologia di impostazione cinese usata da Byd (DM-I) e Chery (super hybrid) con i marchi Omoda e Jaecoo dove grazie al mix di plug-in e ricarica a bordo si raggiungo autonomie elevatissime fino a 1.400 km con un pieno di energia combinata di benzina ed elettroni. Le emissioni non sono zero, ma l’efficienza complessiva è tale da garantire consumi molto buoni (circa 20 per litro con suv di medie dimensioni come una Omoda 7 Super Hybrid). Si tratta dell’uovo di colombo ed è una tecnologia che avevamo già visto e apprezzato oltre 15 anni fa con le Chevrolet Volt, le Opel Ampera e Bmw i3. L’architettura Reev sta ora vivendo una seconda giovinezza perché da una parte è stata migliorata e resa più efficiente dalle case cinesi (dovrebbero arrivare vetture Stellantis con soluzioni sviluppate da Leapmotor), dall’altra trova terreno fertile perché rispondono bene all’esigenza di avere parchi aziendali a basse emissioni, ma senza le problematiche della ricarica con le colonnine.
Ovvio che una elettrica pura è dal punto di vista delle prestazioni e dell’efficienza tutta un’altra cosa, ma ora serve anche essere pragmatici: servono auto che consumino come un diesel e abbiano basse emissioni di CO2 e la tecnologia Reev sembra rispondere a questa necessità in modo adeguato come alternativa agli ibridi plug-in tradizionali e in concorrenza con quelli di nuova generazione dove lo stato dell’arte per le flotte sembra essere la soluzione Mercedes che abbina motore turbodiesel all’ibrido ricaricabile, ma qui siamo su altri livelli di costo e di raffinatezza.



