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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Da tempo Pechino è impegnata a connettere, attraverso lo Spazio, telecomunicazioni, navigazione, intelligence, finanza, logistica, energia e comando militare. La Cina sta trasferendo (almeno a partire dal 2022) questa architettura nel Mediterraneo allargato attraverso satelliti, lanci, stazioni terrestri, il progetto BeiDou, formazione e missioni lunari. L’Egitto ne rappresenta il principale laboratorio industriale; i Paesi del Golfo alternano cooperazione cinese e accesso alle tecnologie occidentali; l’Iran cerca varchi compatibili con sanzioni e isolamento. Per Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Unione europea, la posta in gioco non è impedire ogni collaborazione con Pechino, ma evitare che gli standard collegati trasformino la crescita spaziale del Medio Oriente in una nuova dipendenza strategica europea o anti europea.
L’architettura cinese
Il Libro bianco di Pechino include tra gli strumenti di cooperazione internazionale satelliti completi, sottosistemi, componenti, servizi di lancio, stazioni di controllo, applicazioni e corridoi informativi collegati alla Belt and Road Initiative. China’s Space Program: A 2021 Perspective – State Council Information Office – gennaio 2022. Il 20 gennaio 2026, la China National Space Administration ha comunicato che nel 2025 erano stati effettuati 50 lanci commerciali, pari al 54% dell’attività nazionale; 311 satelliti commerciali, equivalenti all’84% dei satelliti cinesi immessi in orbita durante l’anno, erano stati collocati nello spazio.
L’Egitto costituisce il caso più avanzato di localizzazione sostenuta dalla Cina. Il 29 febbraio 2024, il Ministero egiziano della Cooperazione internazionale ha indicato in circa 92 milioni di dollari il valore delle sovvenzioni cinesi destinate a EgyptSat-2 e al centro nazionale di assemblaggio, integrazione e collaudo dei satelliti; circa 21 milioni riguardavano il centro. EgyptSat-2 era stato lanciato dalla Cina il 4 dicembre 2023. Il programma comprendeva satellite, stazione di telemetria e comando, sistema applicativo terrestre e formazione. La CNSA aveva indicato una vita progettuale di cinque anni per il satellite e di 15 anni per la stazione. L’organico del gruppo congiunto era ripartito in rapporto 1:1, con tecnici egiziani coinvolti in progettazione, assemblaggio, prove e revisioni. Si tratta di un trasferimento reale. Ma soltanto quando il Cairo saprà progettare il successore di EgyptSat-2, controllarne software e crittografia, qualificare localmente i sottosistemi e scegliere il lanciatore senza dipendere dal contraente originario, si potrà parlare di sovranità reale.
Intanto però Il valore dell’Egitto cresce perché la sua Space City ospita anche l’African Space Agency. L’Unione africana e il Governo egiziano hanno firmato l’accordo di sede il 24 gennaio 2023; l’AU ha registrato nello stesso complesso l’Agenzia spaziale egiziana, una Space Academy e le infrastrutture di assemblaggio e collaudo. AfSA è stata inaugurata il 20 aprile 2025 con un mandato comprendente innovazione, connettività, gestione delle risorse e monitoraggio climatico. Cairo potrebbe quindi diventare il nodo attraverso cui tecnologie, formazione e dati raggiungono altri Paesi africani. Non significa controllo cinese dell’AfSA, che rimane un organo dell’Unione africana. Significa però che infrastrutture realizzate con assistenza cinese potrebbero acquisire un vantaggio operativo iniziale. Per l’Europa, la risposta efficace non è contestare tale cooperazione, ma offrire progetti concorrenti, accesso ai dati, formazione e componentistica con condizioni trasparenti.