Food pairing e sinestesia rivoluzionano panettoni e pandori
Nella più classica ricetta delle feste, il segreto, oltre alla temperatura di cottura, è la consistenza, che dà forma a un’inconfondibile esperienza tattile. Come spiegano gli scienziati, ancor prima di chef e pasticcieri
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
La somma delle parti fa più del totale. Più buono, più profumato, più soffice, più goloso. Il panettone è il dolce del Natale, nell’amalgama della ricetta, che cambia di regione in regione, c’è una particolare mescola di fattori. Dario Bressanini, docente di chimica e ricercatore di professione, autore del best seller La scienza della pasticceria parla di «una combinazione di lievitazione lenta, ingredienti di qualità e maestria».
Iginio Massari ne mette in luce il «valore simbolico che va oltre il suo sapore: un dolce che porta con sé il calore dei momenti di festa. Non solo un prodotto, ma un’emozione da condividere».
Per questo la lavorazione richiede tempo, 65 ore con quattro lievitazioni e due impasti, per raggiungere quella consistenza morbida e quella perfetta alveolatura che si arricchisce di arancia candida, uvetta e sentori aromatici.
Per la Pasticceria Marchesi, un’istituzione a Milano, che ha compiuto duecento anni e che conserva da generazioni il segreto di un sapore-madeleine, il panettone significa casa, memoria impastata della storia di una città in continuo movimento, passaporto dell’italianità nel mondo. Per il visionario chef Heinz Beck il panettone può sposare l’Amazzonia, rompere le regole e celebrare un Natale di conchiglie e scampi.
Mangiare un dolce così caratteristico eppure continuamente reinventato è anche un’esperienza tattile, oltre che di gusto e olfatto. Il cambio di consistenza, la durezza della glassa esterna e la leggerezza spugnosa dell’interno, il fluido dolce delle farciture e il croccante dei cubetti aromatici richiedono una sapienza artigianale calibrata, quasi scientifica.











