Sviluppo

La catanese Aitho offre 5mila euro a chi ritorna in Sicilia

Il progetto della tech company

di Nino Amadore

 Suzanne Plumette - stock.adobe.com

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Cinquemila euro per tornare in Sicilia. Ma soprattutto un Impact Bond triennale, allo studio con un primario istituto bancario, per trasformare il rientro dei talenti digitali da iniziativa aziendale a progetto finanziario strutturato. La sfida lanciata da Aitho, tech company catanese specializzata in intelligenza artificiale e sviluppo software, va oltre il welfare aziendale: è il tentativo di costruire una politica privata contro la diaspora tech, agganciando Catania ai mercati internazionali e in particolare alla Svizzera.

L’annuncio è arrivato durante CATAN.IA 2026, evento organizzato da Aitho e Datapizza alla Vecchia Dogana Hub di Catania, con oltre 500 presenze tra imprese, istituzioni, startup, università e studenti. Il tema è uno dei più delicati per l’Isola: la fuga di capitale umano qualificato. Una frattura che non riguarda solo i giovani che lasciano la Sicilia per cercare lavoro altrove, ma anche la capacità del territorio di costruire imprese, trattenere competenze, attrarre investimenti e produrre innovazione.

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Aitho prova a capovolgere il racconto: non più soltanto Sicilia come luogo da cui partire, ma come base da cui lavorare per clienti e mercati globali. «La narrativa più ricorrente al Sud è quella secondo cui mancano sempre le condizioni, i capitali o le infrastrutture per fare avvenire le cose. Con questo evento dimostriamo che Catania non parte da zero e ha tutte le competenze per creare connessioni di altissimo livello», dice Davide Pisasale, co-founder e Ceo di Aitho.

L’azienda catanese ha alle spalle un percorso già consolidato. La società, costituita nel 2016 dai fratelli Davide e Giambattista Pisasale, è oggi una Srl società benefit e PMI innovativa. Si appresta a superare i 5 milioni di fatturato nel 2026, con un organico di oltre 60 dipendenti. I numeri raccontano una piccola impresa tech ormai strutturata, ma anche un modello economico molto legato al capitale umano.

La misura più immediata è il bonus rientro da 5 mila euro destinato ai professionisti digitali siciliani che decidono di riportare la propria residenza sull’Isola. Secondo quanto dichiarato da Pisasale, Aitho è l’unica azienda del territorio ad avere introdotto un incentivo di questo tipo. La formula va però letta dentro un percorso già avviato: negli anni scorsi la società aveva sperimentato un bonus da 3 mila euro per i “cervelli di rientro” e per chi segnalava talenti da assumere. Ora l’asticella viene alzata e affiancata da un’ipotesi più strutturata: un Impact Bond triennale dedicato al rientro dei professionisti tech e all’occupazione giovanile altamente specializzata.

L’Impact Bond potrebbe trasformare il rientro dei talenti in un obiettivo misurabile, finanziabile e replicabile. Non solo un incentivo all’assunzione, dunque, ma uno strumento capace di sostenere nel tempo percorsi di rientro, formazione, inserimento e crescita nel settore digitale.

Il cuore del modello è creare in Sicilia una base produttiva digitale in grado di lavorare per clienti che si trovano anche altrove. Il lavoro remoto, normalizzato dopo la pandemia, ha cambiato la geografia possibile del software. Se un’azienda di Zurigo deve sviluppare una piattaforma, il fatto che il codice venga prodotto a Milano, Catania o Lugano diventa sempre meno rilevante.

Conta la qualità del team, la capacità di consegna, la specializzazione tecnica. Da qui l’asse con la Svizzera, presentata come uno sbocco naturale per le competenze digitali siciliane: mercato ricco, forte domanda di servizi ad alto contenuto tecnologico, difficoltà crescente nel reperire profili it.

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