Bruxelles. La sede della Commissione Ue. Nel febbraio 2025 il pacchetto Omnibus ha ridotto la platea della aziende soggette a rendicontazione obbligatoria di sostenibilità (Adobe Stock)
Segni particolari: micro, piccole e medie imprese che hanno imboccato da tempo la strada della sostenibilità. Una scelta non ostentata ma all’insegna della trasparenza e della misurazione attraverso gli strumenti di rendicontazione volontaria. Se il pacchetto Omnibus della Commissione Ue ha ristretto la platea delle imprese soggette alla reportistica di sostenibilità - limitandola a quelle con oltre mille dipendenti e un fatturato annuo di 450 milioni di euro - c’è chi ha deciso comunque di mettersi in gioco. Innescando un circolo virtuoso che può risultare utile anche nel recepimento della direttiva Ue che contrasta il greenwashing (2024/825), diventato obbligatorio dal 27 settembre.
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Oggi, sottolinea Silvio de Girolamo, fondatore della società di consulenza Sdg for Future Company «lo standard che meglio risponde alle esigenze delle Pmi è il Vsme, destinato alle microimprese e alle Pmi non quotate, pensato per supportarle nella rendicontazione dei temi Esg (ambientali, sociali e di governance) attraverso un approccio proporzionato alle loro dimensioni e caratteristiche. Consente di avvicinarsi agli standard europei di rendicontazione della sostenibilità, gli Esrs, mantenendo al tempo stesso un livello di complessità più contenuto». Con la sua adozione, aggiunge, «queste imprese dispongono di un riferimento riconosciuto per rispondere alle richieste di informazioni sulla sostenibilità provenienti, ad esempio, da banche, grandi aziende clienti e altri stakeholder, limitando il rischio di dover fornire informazioni ulteriori e non proporzionate rispetto a quanto previsto dallo standard». Non solo. Con la rendicontazione volontaria, fa notare Natalia Bagnato, partner e responsabile del dipartimento Esg dello studio legale internazionale Ontier, «le aziende si assicurano un forte vantaggio competitivo all’interno delle catene di fornitura. La Csrd obbliga infatti le grandi imprese a rendicontare le emissioni indirette di tutta la loro filiera, spingendole di fatto a selezionare e premiare i fornitori già in grado di fornire dati ambientali accurati».
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Il team di Way2Global
Tra i pionieri della rendicontazione volontaria c’è la società milanese di traduzioni Way2Global. «Amiamo definirci “casa di vetro”. Siamo una società benefit sin dalla nostra fondazione nel 2017 - racconta la Ceo Laura Gori - e dobbiamo redigere una valutazione d’impatto con la quale rendicontiamo l’impatto sociale e ambientale generato durante l’anno. Questo richiede un esercizio notevole di trasparenza. Dal 2020 abbiamo fatto il passo successivo: un bilancio integrato su base volontaria per condividere con tutti gli stakeholder una visione più completa dei risultati raggiunti a favore di una nuova cultura della sostenibilità». Nel 2023 quando lo standard Vsme ha mosso i primi passi, aggiunge « ci siamo resi disponibili a testarlo». L’operazione trasparenza porta i suoi frutti: «oltre a un ritorno di immagine - dice Gori - si rivela una scelta strategica perché accelera una crescita sana». Un percorso che ha consentito alla microimpresa di aggiudicarsi il primo posto agli Oscar di bilancio nella sezione delle società benefit lo scorso dicembre.
Claudia Ravera, responsabile sostenibilità per la rete di imprese Nwg
«La reportistica sostenibile non è solo una mera raccolta di dati ma una guida strategica per le nostre scelte aziendali», sottolinea Claudia Ravera, responsabile sostenibilità per la rete di imprese Nwg (che comprende, tra l’altro Nwg Italia e Nwg Energia). Un percorso a tappe cominciato dieci anni fa che ha riguardato tutte le realtà della rete. «Nwg Energia - afferma - è stata la prime società benefit del settore utilities nel 2016: nelle finalità di beneficio comune anno dopo anno mettiamo nero su bianco gli aspetti valoriali legati alla nostra attività. Anche il riconoscimento di B Corp, che abbiamo deciso di non rinnovare nel 2025, ci ha aiutati a definire una roadmap chiara». In parallelo nel 2020 è iniziato il percorso di rendicontazione volontaria: la scelta è ricaduta sui parametri internazionali Gri (Global reporting standards) con la verifica da parte di un revisore esterno indipendente. «Poi è arrivata la prima versione della Csrd ed eravamo pronti a recepirla: siamo passati - prosegue Ravera - agli standard Esrs e ci siamo concentrati sull’analisi della doppia materialità affinando l’analisi dei rischi. Quando siamo stati esclusi dal perimetro della reportistica obbligatoria di sostenibilità abbiamo optato per una formula volontaria ibrida: lo standard Vsme, nella versione basic e comprehensive, con l’evoluzione dell’analisi di doppia materialità e l’attenzione crescente a tutta la catena del valore». L’evoluzione riguarda anche la governance con la trasformazione del comitato sostenibilità in un organo manageriale di 12 membri in cui siedono tre dei quattro amministratori delegati.
Michele Zullo - Ceo di Miwa Energia SpA
Dal 2023 Miwa Energia con sede ad Apice (Benevento) ha iniziato a redigere un bilancio di sostenibilità volontario in conformità allo standard Vsme. «Siamo una realtà medio- piccola – dice il Ceo Michele Zullo- e questo percorso ha rafforzato non solo la nostra credibilità nei confronti dei clienti e degli stakeholder ma ci ha dato una maggiore riconoscibilità nel territorio in cui operiamo. È un esercizio in continua evoluzione che ci ha consentito di capire da dove partivamo e dove intendiamo arrivare con obiettivi Esg realistici e misurabili».
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La rendicontazione volontaria può diventare uno strumento prezioso anche per contribuire a scongiurare il rischio di greenwashing. «Per poter compilare un report – spiega Natalia Bagnato - un’azienda deve implementare sistemi di misurazione, raccogliere dati e documentazione e, in alcuni casi, ricorrere a studi tecnici specifici per passare da una comunicazione ambientale basata su dichiarazioni generiche a una fondata su metodologie e obiettivi documentabili. Non garantisce automaticamente la conformità di ogni claim alla normativa anti greewashing, ma può diventare una vera e propria infrastruttura informativa a supporto della comunicazione commerciale e della sua verificabilità». In futuro – conclude de Girolamo «saranno premiate sempre di più quelle aziende che non si limiteranno a dichiararsi sostenibili, ma che saranno in grado di dimostrare di esserlo realmente».
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