Design e imprenditorialità

La carica dei 101 di Porro: Dna e pluralità di mercati battono la congiuntura

Il traguardo aziendale. Al via il secondo secolo

di Marco Barlassina

Da sinistra: Danilo, Fabio, Beatrice, Lorenzo, Giovanni, Giulio, Giovanni e Maria Porro

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«Per il suo imprinting la nostra azienda nei momenti difficili non si ferma, anzi. È fondamentale saper guardare oltre la contingenza complicata». Lorenzo Porro non ha dubbi: in un contesto incerto, l’azienda non deve inseguire l’emergenza, semmai restare fedele ai propri pilastri. La ricerca e lo sviluppo innanzitutto, poi il dialogo con culture diverse, «per tessere legami su più geografie mantenendo un linguaggio riconoscibile», senza dimenticare il ruolo delle persone, dentro e fuori l’azienda.

Giunta al 101° anno dalla fondazione, Porro vive il traguardo come una ripartenza, saldamente ancorata all’eredità dei fondatori grazie a un modello definito “sartoria tecnologica dell’arredo”: un sistema produttivo flessibile e lean che coniuga industria e artigianato, dove ogni prodotto è destinato a un cliente.

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Intanto, la diversificazione dei mercati si sta rivelando una scelta particolarmente avveduta. «Gli Emirati restano nonostante tutto un’area di forte sviluppo – spiega Porro – dove contiamo su partner di valore, su progetti contract consegnati e altri in pipeline». Corea e Cina rimangono aree dinamiche «dove abbiamo grossi progetti ongoing nell’area contract», mentre nuove aperture, da Shenzhen a Denver, ma anche nel sud-est asiatico, segnano una crescita che non si arresta. Non mancano le criticità, come le barriere normative in India, dove l’azienda ha aperto alcuni monomarca in anni recenti e dove «la nuova certificazione Bis rischia di tramutarsi in un collo di bottiglia», ma l’approccio resta proattivo.

Al Salone del Mobile, Porro presenterà evoluzioni dei sistemi giorno e notte, con un focus sull’integrazione della luce negli spazi abitativi. Prosegue inoltre la collaborazione con la designer giapponese Nao Tamura «per una nuova libreria in alluminio che è una scultura, un pezzo di design puro», spiega l’imprenditore, mentre la collezione imbottiti si amplia con nuove sedute firmate dallo studio Dordoni e da Yabu Pushelberg. Infine, una ricerca sui legni provenienti da filiere controllate introduce finiture lucide dal forte impatto estetico.

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