La carenza di figure specializzate ostacola l’adozione dell’intelligenza artificiale in Italia
Studio di Red Hat evidenzia la mancanza di Data Scientist e esperti di machine learning come principale ostacolo per l'AI in Italia
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Un recente studio internazionale di Red Hat, la più grande azienda di software open source al mondo, ha evidenziato come l’80% dei responsabili IT italiani consideri la mancanza di figure specializzate come i Data Scientist o gli esperti di machine learning rappresenti un ostacolo significativo per sbloccare il potenziale dell’intelligenza artificiale nel tessuto economico locale. Una sorta di plebiscito che tocca anche la sfera della cybersecurity (ben l’82% dei manager informatici del nostro Paese considera questa come la lacuna principale, ben al di sopra della media globale del 65%) e che si riflette in uno scenario che evidenzia da tempo l’urgente necessità di investire in formazione e riorganizzazione aziendale per affrontare le crescenti complessità legate all’adozione delle tecnologie degli algoritmi. Con Rodolfo Falcone, Country Manager di Red Hat per l’Italia, proviamo a capire le strategie che le aziende italiane dovrebbero adottare per colmare questo divario di competenze, promuovere la collaborazione tra i team e garantire un utilizzo sicuro e responsabile dell’AI.
Tutti concordano sulla necessità di investire in formazione e competenze per garantire la sicurezza delle infrastrutture critiche ma la mancanza di figure specialistiche è cronica: dove sta il vero problema?
Sono diversi i fattori che contribuiscono alla generale carenza di profili altamente specializzati. Da un lato, la domanda di queste figure cresce a ritmi esponenziali, spinta da un’ampia adozione dell’AI. Dall’altro, il sistema formativo fatica formare un numero sufficiente di studenti e professionisti con i ritmi che sarebbero richiesti. Non si tratta quindi solo di una carenza numerica di figure ma di un disallineamento tra le competenze disponibili e quelle effettivamente necessarie per operare in un settore in così rapida evoluzione. Come evidenzia la nostra ricerca, mancano Data Scientist con esperienza su modelli di AI generativa ed esperti di machine learning capaci di addestrare e ottimizzare modelli specifici di dominio, ma anche cloud architect con competenze in ambito di sicurezza e scalabilità nel cloud ibrido. Questo gap tra domanda e offerta di competenze ha il duplice effetto negativo di rallentare l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane e limitarne il potenziale di innovazione.
Per la maggioranza dei responsabili IT è importante poter contare su modelli di AI trasparenti e con fonti spiegabili. Il management aziendale è altrettanto sensibile sull’uso etico e responsabile della tecnologia?
Per la natura del loro ruolo, gli It manager sono più consapevoli delle implicazioni tecniche e dei potenziali rischi legati all’utilizzo di modelli di intelligenza artificiale non trasparenti, mentre il resto del management potrebbe in effetti non avere la stessa familiarità con questi aspetti. Come raccontano recenti dati pubblicati da McKinsey, solo il 40% delle aziende è consapevole dell’importanza della “spiegabilità” dell’AI come fattore di rischio e solo il 17% si impegna attivamente per mitigare questo rischio. Che cosa ci suggeriscono questi numeri? Che molte aziende privilegiano il ritorno sull’investimento e la velocità di implementazione rispetto alle questioni etiche. Anche l’open source può certamente contribuire alla trasparenza, ma non è di per sé sufficiente a garantire un utilizzo etico e responsabile dell’AI. Ed è quindi necessario un approccio olistico che consideri non solo la trasparenza, ma anche la sicurezza, la privacy e l’impatto sociale di queste tecnologie, sostenute da un’attenta gestione delle stesse. In definitiva, l’obiettivo è che i modelli di AI migliorino la società mentre la salvaguardano dai rischi e sono di conseguenza necessari collaborazione e lungimiranza etica per raggiungere un equilibrio che sostenga i principi di apertura senza compromettere la sicurezza.






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