La caduta del dio delle metriche
di Jerry Z. Muller
9' di lettura
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Nel 1986, Tom Peters, guru del management americano, prendendo spunto dalla massima del teorico dell’organizzazione Mason Haire, «misurare significa fare», ha diffuso una dottrina della misurazione della performance, che ho definito «ossessione per le metriche». Col tempo, i seguaci di questo pensiero sono pervenuti a un concetto che, per quanto ingenuo, è risultato attraente per il suo misto di ottimismo e scientismo: «Misurare significa migliorare».
Nei decenni successivi, questa idea basata sulla fede si è trasformata in un dogma sul rapporto tra misurazione e performance. Gli apostoli della “rottura” e della “miglior prassi” hanno portato il nuovo vangelo sempre più lontano. Se lavorate nel settore dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione, del mantenimento dell’ordine o dell’amministrazione pubblica, probabilmente dovete sottostare a politiche e pratiche metrico-centriche.
Il canone metrico ruota attorno a tre princìpi. Il primo implica che è possibile e auspicabile sostituire la capacità di giudizio – acquisita attraverso l’esperienza e il talento personali – con indicatori numerici che permettono un esame comparato delle prestazioni sulla base di dati standardizzati. Il secondo sostiene che rendere tali indicatori pubblici e trasparenti garantisce l’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. Il terzo, infine, afferma che il modo migliore per motivare le persone in un’organizzazione è associare riconoscimenti o sanzioni, sia pecuniarie che legate alla reputazione, alla valutazione della loro performance.
Questo credo è apprezzato da politici, policymaker, dirigenti d’impresa e amministratori di organizzazioni no profit poiché coniuga buone intenzioni e tecnica gestionale. In presenza di cifre “concrete”, si può giustificare l’impiego di incentivi “concreti” basati su riconoscimenti in denaro o legati alla reputazione. Di conseguenza, la formula trinitaria “misura, monitora e premia” ha finito per essere considerata una panacea persino per i problemi sociali più complessi.
Tuttavia, i risultati dell’approccio basato sulle metriche nei settori dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e della sicurezza pubblica sono stati deludenti, o persino controproducenti, e per ragioni simili. Tendiamo ad attribuire il successo o il fallimento di ospedali, scuole, forze di polizia e altre istituzioni formali alle istituzioni stesse, ma quello che davvero conta è il più ampio contesto sociale e demografico in cui esse operano.


