La Biennale di Diriyah si interroga sul futuro guardando al passato
Torna nel JAX District la seconda edizione curata da Ute Meta Bauer con 100 artisti asiatici e mediorientali e 77 opere esposte di cui 47 nuove commissioni. Due gli italiani Rossella Biscotti e Armin Linke
di Maria Adelaide Marchesoni
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I punti chiave
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Lo scorso 20 febbraio a Riyadh in Arabia Saudita è stata inaugurata «After Rain», seconda edizione della Diriyah Contemporary Art Biennale, con la direzione artistica di Ute Meta Bauer, in calendario fino al 24 maggio, organizzata dalla Diriyah Biennale Foundation sotto la supervisione del Ministero della Cultura. Prima di raccontare il tema e la scelta curatoriale ricordiamo che il 2024 è l’anno delle Biennali d’arte anche se due, la biennale di Berlino e quella di Istanbul hanno deciso, per motivi diversi, di posticipare l’appuntamento al 2025. Nel frattempo tra marzo e aprile apriranno la Biennale di Sydney, «Ten Thousand Suns» (9 marzo - 10 giugno), quella del Whitney Museum a New York, «Even better than the real thing», (20 marzo - 11 agosto) e Venezia con la mostra «Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere» (20 aprile - 24 novembre 2024).
L’Arabia Saudita e il ruolo la biennale
Per il Regno saudita l’organizzazione di questo secondo appuntamento con l’arte contemporanea (la prima edizione della biennale si è svolta, nel 2022, nonostante le restrizioni Covid) rappresenta un grande passo per aumentare il capitale culturale della nazione, che si affianca a una traiettoria ancora più ampia di attrazione del turismo e a un nuovo status di soft power che spera di generare il 15% del Pil entro il 2030.
L’Arabia Saudita prosegue quindi nel suo percorso di apertura al mondo esterno facendo leva, come già accaduto in altre aree del Golfo, sullo sviluppo artistico anche se i passi da compiere in materia di violazione dei diritti umani sono ancora molti nonostante la Vision 2030 prometta maggiore trasparenza, responsabilità, impegno dei cittadini e un certo grado di liberalizzazione economica e sociale.
All’opening, oltre agli artisti, erano presenti numerosi curatori e direttori di musei internazionali e delle fiere d’arte contemporanea delle aree limitrofe ma anche studiosi, ricercatori tutti convinti che l’Arabia Saudita e, in particolare Riyadh, giocherà nei prossimi anni un ruolo importante nel supportare lo sviluppo dell’arte e del suo mercato e la mostra “esplora il ruolo dell’arte contemporanea in una società in rapida trasformazione”.
«Il ruolo di una Biennale - spiega la curatrice Ute Meta Bauer - va oltre la presentazione dell’arte contemporanea, poiché si nutre e alimenta l’ecosistema culturale in cui è inserita; la Biennale riunisce artisti provenienti da diverse parti del mondo con autori dell’Arabia Saudita e della regione; presentate attraverso diversi linguaggi artistici, le opere sono incentrate su questioni comuni riguardanti la terra, l’acqua, il cibo e le pratiche di guarigione».

















