Nella Biennale Arte di Koyo Kouoh un nuovo umanesimo
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte“In Minor Keys” ospita 111 autori da nazioni ed aree non al centro del capitalismo
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I punti chiave
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Altari, dedicati nel Padiglione Centrale a Issa Samb (1945–2017) e Beverly Buchanan (1940–2015), per privilegiare la forza generativa dell’arte anziché la sua mera oggettualità e le pratiche convenzionali di conservazione dell’oggetto artistico. Ancora, processioni, oasi per riposare e scuole d’arte, ecosistemi radicati nei territori e insieme transnazionali, sono i simboli al centro della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia di Koyo Kouoh, che ha scelto di celebrare le relazioni, la pratica collaborativa che intreccia arte e responsabilità sociale. L’Occidente rischia di sbiadire nella sua ricorsa verso il profitto e il risultato: alla velocità si sostituisce la quiete. La prossima Biennale ci invita alla pausa: lo stesso titolo “In Minor Keys” della compianta Kouoh sposta l’attenzione ai lati, sui bordi, sui confini e sulle soglie. Temi quali la piantagione, l’insediamento coloniale, il disastro ambientale e la memoria geologica attraversano molte opere che vedremo a Venezia (e qui nella gallery), parallelamente, il giardino creolo e il cortile - spazi di autosufficienza nati entro condizioni di costrizione - diventano luoghi reali e metaforici di riposo, riconnessione e relazione con forme di vita non umane. Installazioni multisensoriali favoriscono la rêverie e l’incantamento, invitando a rallentare, a lasciarsi trasformare dall’esperienza. Era il disegno della curatrice, scomparsa prematuramente a maggio 2025, ereditato dal suo team con il pieno sostegno della famiglia.
La Biennale si apre al pubblico da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. La pre-apertura si terrà il 6, 7 e 8 maggio, mentre la cerimonia di premiazione e inaugurazione avrà luogo sabato 9 maggio.
Sono 111 i partecipanti - tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni - provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Kouoh privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane. I partecipanti sono stati selezionati dal team curatoriale osservando realtà attive a Salvador, Dakar, San Juan, Beirut, Parigi e Nashville. La curatrice Koyo Kouoh ha immaginato come l’ingegnosità e la tensione sperimentale di ciascuno possa incontrarsi con quelle di altri artisti e movimenti, anche senza relazioni dirette. “In Minor Keys” si propone così di restituire e ampliare questa geografia relazionale, intessuta nel corso di una vita e fondata sull’incontro. Moltissimi provengono dai paesi africani, da paesi del sud est asiatico e dall’America Latina, in molti anche dagli Stati Uniti (probabilmente di etnie diverse), pochissimi europei. Koyo non ha avuto il tempo di selezionare artisti italiani. Le partecipazioni nazionali ai Padiglioni saranno annunciate il prossimo 4 marzo.
Il sostegno
La Biennale di Venezia ha nonostante il lutto ha deciso di realizzare la Mostra secondo il progetto ideato dalla curatrice camerunese-svizzera, già direttrice dello Zeitz MOCAA a Città del Capo, per preservare, valorizzare e diffondere le sue idee e il lavoro svolto con dedizione. E’ la prima volta che accade un simile evento. Kouoh, nominata direttrice artistica del Settore Arti Visive nel novembre 2024, aveva infatti già sviluppato il progetto curatoriale, definendo testo teorico, artisti e opere, catalogo, identità grafica e architettura degli spazi, dialogando costantemente con gli artisti da invitare e scelto il titolo (In tonalità minori), come indicato nel testo curatoriale da lei trasmesso al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, l’8 aprile 2025.
Il lavoro del team
La Mostra è realizzata con il contributo del team selezionato da Koyo stessa: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (advisor); Siddhartha Mitter (editor-in-chief); Rory Tsapayi (assistente alla ricerca). I membri vivono in diverse città del mondo - a Londra, Dakar, Berlino, Beirut, Marsiglia, Città del Capo e New York - ha proseguito nei mesi scorsi il lavoro di realizzazione della Mostra, chiamando la struttura della Biennale a uno speciale impegno nella fase di definizione del progetto, e in particolare il Settore Arti Visive. Il loro lavoro condiviso è culminato in una significativa riunione guidata dalla stessa curatrice, svoltasi a Dakar nell’aprile 2025 presso RAW Material Company (centro culturale fondato da Kouoh). Quell’esperienza resta simbolica del modo in cui lei concepiva la pratica curatoriale: attenta alle relazioni e aperta all’imprevisto. “Durante quella settimana a Dakar - ha dichiarato il team di Koyo - abbiamo posto le basi della 61ª edizione della Biennale Arte. Abbiamo mappato pratiche e progetti, ricavato motivi attorno ai quali organizzare la Mostra e i pilastri su cui fondarla. Temi come l’incantamento, la fecondità e la condivisione, nonché pratiche generative indirizzate alla collettività, sono emersi in modo naturale. L’ultimo giorno, certa di aver raggiunto l’obiettivo più difficile, Koyo ha assegnato a ciascuno di noi una missione. La Mostra ormai aveva assunto forme concrete, non era più solo un’idea o un’intenzione. Riuscivamo a sentire la musica che con tanta grazia Koyo aveva composto insieme a noi sotto l’ombra protettiva di un generoso albero di mango”. All’inizio del 2025, Koyo ha affidato a Wolff Architects (Città del Capo) il progetto di allestimento della mostra.
Tra i riferimenti letterari condivisi da Kouoh come fonti d’ispirazione, ci sono “Beloved” di Toni Morrison e “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, accomunati dall’attraversamento di mondi e soglie temporali e da un realismo magico che intensifica il registro emotivo.









