Cultura

La Biblioteca Leopardi torna indietro di 500 anni e svela un affresco del XVI secolo

Un lavoro di restauro ha portato alla luce dipinti rimasti nascosti dal 1841. La biblioteca di Giacomo si arricchisce per i visitatori con la Sala degli Antichi

di Patrizia Maciocchi

Biblioteca Leopardi

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Un passato vecchio di cinque secoli torna e impone la sua bellezza per arricchire la storia della Biblioteca di Palazzo Leopardi a Recanati. E le stanze del “paterno ostello”, tornano indietro di oltre cinquecento anni, rivelando le decorazioni pittoriche viste da Giacomo, prima che fossero nascoste dagli interventi sull'intonaco, messi in atto nel 1841, come annota il padre del giovane favoloso.

Monaldo Leopardi scrive, infatti, nel suo diario “si è restaurata la piccola sala del mio appartamento annesso alla Biblioteca”. A restituire agli antichi splendori la Sala degli antichi, sono stati accurati lavori di recupero, che hanno consentito di riportare alla luce le cariatidi in bronzo dorato, le nicchie dipinte con le sculture allegoriche della Carità e della Sibilla. Figure che incorniciano le scene più grandi: la scena biblica della Cacciata di Adamo dal Paradiso Terreste, una veduta marina in cui campeggia una nave, Eolo custode dei venti con la stella e il cartiglio con la frase “In te confido”. Il ciclo pittorico superiore rappresenta scene di caccia e di pellegrinaggio all'interno di un paesaggio che ricorda quello appenninico.

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Sala degli Antichi Olimpia Leopardi con una parte dell l’affresco scoperto in Biblioteca

Nella certezza che l'arte vada condivisa, la Sala degli Antichi andrà ad arricchire il percorso della bibliteca che, con i suoi 20mila volumi, ogni anno attira decine di migliaia di visitatori spinti dall'amore per un poeta “infinito”.

Ad aprire le porte della biblioteca di Giacomo e la contessa Olimpia Leopardi discendente del poeta, che racconta la sorpresa e la gioia per una scoperta che è andata oltre le aspettative.

Dettaglio affresco Biblioteca Leopardi

Il racconto di Olimpia Leopardi

“La nostra famiglia ha, da sempre, come missione, la salvaguardia dei luoghi amati e abitati da Giacomo; quelli in cui ha sognato, studiato, immaginato, poetato e vissuto gli anni che gli furono più dolci. In quest'ottica, ma senza aspettarci nulla di straordinario, abbiamo deciso di intervenire con un importante lavoro di ripristino murario in quella che, dal 1898 è comunemente nota come sala dei manoscritti - spiega Olimpia Leopardi - Il nome deriva dal fatto che Giacomo Leopardi (l'omonimo nipote del Poeta) l'ha ampliata, modificata e arredata con il gusto dell'epoca, per celebrare la grandezza dello zio esponendo in quello spazio manoscritti leopardiani e prime edizioni. Le case antiche riservano sempre sorprese, nel bene e nel male. Quella che oggi abbiamo il piacere di condividere con il pubblico è una di quelle scoperte che, passo dopo passo, fanno nascere stupore e meraviglia, mentre se ne intravede il potenziale e si spera, con emozione crescente, che non si tratti soltanto di un'illusione.

Sala degli Antichi con una parte dell’affresco scoperto in Biblioteca

Con l'inizio dei lavori sono stati eseguiti i saggi sulle pareti. Sapevamo che la pittura più recente aveva nascosto un decoro ottocentesco e il nostro obiettivo, in accordo con la Soprintendenza, era quello di riportarlo alla luce per restituire alla sala la dignità originaria persa con le sovrammissioni. Ma non avremmo mai immaginato di scoprire i colori, tanto brillanti quanto inattesi, che hanno lentamente cominciato a “raccontarci” una storia ancora più antica. Da quel momento, con grande pazienza ed estrema cura, è cominciato un lavoro di scopritura lento e rigoroso, che ha pian piano svelato frammentarie tracce di antiche decorazioni perdute. Per indole avrei voluto andare più in fretta, per arrivare velocemente al tesoro “perduto”. Ma il restauro richiede pazienza, tempi misurati, precisione, consolidamenti continui e lunghi momenti di attesa: un processo che impone la via del rispetto e dell'ascolto. Oggi, però, la sofferenza dell'attesa è stato ampiamente ripagata dal dono straordinario che ci hanno fatto “queste avite mura””. Un dono che Olimpia Leopardi ha voluto dedicare al padre, il conte Vanni Leopardi, che nella sua vita ha avuto come imperativo categorico la condivisione del mondo di Giacomo.

Olimpia Leopardi Biblioteca con l’affresco scoperto e dettaglio la cacciata dal Paradiso

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