Politica monetaria

La Bank of Japan lascia i tassi invariati, dimezza le stime di crescita e si spacca sul rischio inflazione

Il costo del denaro resta fermo allo 0,75 per cento. Un terzo del board si è schierato per un aumento di 25 punti base. Si rafforza lo yen

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

Lo yen è da mesi sotto pressione, contribuendo al rialzo dell’inflazione REUTERS

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NEW DELHI - Al termine di due giorni di confronto, la Bank of Japan (BoJ) ha annunciato di aver lasciato invariati i tassi d’interesse, ma - a conferma delle preoccupazioni per l’andamento dell’inflazione provocate dalla guerra in Medio Oriente - tre dei nove membri del policy board, tra cui una nota colomba, si sono schierati per un aumento di 25 punti base del costo del denaro.

Si tratta della spaccatura più netta da quando l’attuale governatore, Kazuo Ueda, è alla guida della BoJ. Lo scorso marzo c’era stata una sola voce dissenziente rispetto alla decisione di non alzare il costo del denaro. Per trovare un board più diviso (5 contro 4) bisogna andare indietro nel tempo fino al 2016, quando la BoJ si avventurò nel territorio dei tassi negativi.

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Dietro le divisioni c’è il conflitto in Medio Oriente. L’aggressione israelo-americana contro l’Iran ha complicato di molto il lavoro dei banchieri centrali di Tokyo, alle prese con le ricadute della crisi energetica globale su crescita e prezzi in un Paese con una valuta debole e che è largamente dipendente dalle importazioni di petrolio dal Golfo Persico.

«Data l’elevata incertezza che circonda il conflitto in Medio Oriente - ha detto Ueda in conferenza stampa - la probabilità di vedere confermate le nostre previsioni è diminuita. Per l’anno fiscale 2026 esistono sia significativi rischi al ribasso per la crescita sia rischi al rialzo per l’inflazione. Al momento è difficile valutare la durata e l’impatto sull’economia e sui prezzi. La Bank of Japan vuole prendersi un po’ più di tempo per analizzare attentamente come il conflitto in Medio Oriente influenzi l’economia e i prezzi, e se i rischi per crescita e inflazione possano cambiare».

Nel suo Outlook for Economic Activity and Prices, un rapporto trimestrale sulle prospettive economiche del Paese, la Bank of Japan ha anche rivisto nettamente al rialzo le previsioni di inflazione core (depurata dei prezzi dei generi alimentari freschi, ma non di quelli energetici) per gli anni fiscali che si concluderanno a marzo 2027 e marzo 2028, riducendo al contempo le stime di crescita per entrambi gli esercizi.

Gli economisti dell’istituto centrale prevedono che quest’anno il Pil crescerà solo dello 0,5%, contro l’1% delle stime precedenti, mentre i prezzi dovrebbero aumentare del 2,8%, significativamente di più del target del 2% scelto dai policy maker giapponesi. «La BoJ deve prestare particolare attenzione al rischio che l’inflazione si discosti significativamente verso l’alto, con un impatto negativo sull’economia», si legge nel rapporto.

La lentezza con cui la BoJ sta aumentando i tassi in questi mesi ha pesato sullo yen, mantenendolo vicino a quota 160 per dollaro, un livello che incide sul tasso d’inflazione e in passato aveva innescato interventi sul mercato valutario.

Subito dopo il voto a favore di un rialzo di tre membri del board e la revisione della forward guidance i mercati hanno iniziato a prezzare l’ipotesi di un rialzo a giugno: il Nikkei ha girato in negativo e lo yen si è rafforzato nei confronti del dollaro. Parlando dei tempi per il prossimo aumento dei tassi, Ueda ha detto che non ci sono certezze circa il numero di mesi necessari perché maturino le condizioni.

«La decisione di mantenere i tassi era attesa - spiega Kieran Williams, responsabile Fx Asia per Intouch Capital Markets - ma la divisione del voto 6-3 (contro l’8-1 di marzo) e la revisione della forward guidance, che segnala che la banca “continuerà ad aumentare il tasso di interesse di riferimento”, sembrano preparare il terreno per una mossa a giugno, soprattutto con l’inflazione core per l’anno fiscale 2026 rivista al rialzo al 2,8% dall’1,9 per cento. Il dissenso di Junko Nakagawa, che ha sorpreso i mercati data la sua reputazione di colomba, suggerisce che il cambiamento in senso restrittivo potrebbe essere più profondo di quanto indichi la semplice spaccatura del voto».

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