La decisione

La Bank of Japan alza i tassi all’1,25%, il livello più alto da 31 anni

Il rialzo di 25 punti base era atteso, ma il dissenso di due dei nove membri del board ha indebolito lo yen. Il governatore Ueda lascia la porta aperta a ulteriori strette

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

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Il governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda (Reuters)

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NEW DELHI -  Con una mossa ampiamente attesa dai mercati, ieri mattina la Bank of Japan (BoJ) ha annunciato un rialzo del suo tasso di riferimento di 25 punti base all’1,25%, il livello più alto dal 1995. La stretta monetaria non ha però sortito gli effetti desiderati sullo yen, che ha continuato a indebolirsi nei confronti del dollaro, in parte perché dopo gli indizi disseminati durante l’estate era già stata “prezzata” dai mercati e in parte perché è stata presa a maggioranza, con due dei nove membri del board che hanno votato per mantenere i tassi invariati all’1 per cento.

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A nulla sono valse le parole pronunciate nel pomeriggio in conferenza stampa dal governatore Kazuo Ueda che ha spiegato che l’attenzione della banca centrale si è ormai spostata dall’obiettivo di spingere i prezzi verso il target a quello di evitare che l’inflazione lo superi. «È importante stabilizzare l’inflazione di fondo al 2 per cento. La nostra fase di politica monetaria è cambiata», ha spiegato Ueda, sottolineando così la scollatura in seno al consiglio tra i membri recentemente nominati dalla premier Sanae Takaichi e il resto del board.

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«Il fatto che i due nuovi membri del consiglio della BoJ abbiano votato contro un rialzo dei tassi suggerisce che il governo continui a essere contrario a ulteriori strette da parte della banca centrale», spiega Carol Kong, currency strategist della Commonwealth Bank of Australia. Una linea che, nel giro di un anno, potrebbe trasformarsi da semplice dissenso in una politica meno restrittiva: la prossima estate scadranno i mandati di due dei “falchi” all’interno del board e la solida maggioranza parlamentare conquistata pochi mesi fa da Takaichi lascia intuire che il loro posto potrebbe essere preso da altre “colombe” non ostili alle politiche espansive della premier.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Ueda ha spiegato di non escludere né aumenti dei tassi in riunioni consecutive né rialzi di 50 punti base. La stretta di ieri è arrivata dopo un intervallo insolitamente breve da quella precedente e, altra anomalia, ha ricalcato a distanza di pochi giorni quelle decise dalla Banca centrale europea e dalla Federal Reserve. Ueda ha sottolineato che la BoJ intende agire in modo preventivo, per evitare di essere costretta in futuro ad adottare misure di ampia portata che potrebbero destabilizzare i mercati finanziari.

Le parole del governatore della BoJ erano particolarmente attese perché l’annuncio di venerdì mattina non è coinciso con un aggiornamento dell’outlook che potesse fornire elementi di guidance rispetto alle scelte future della banca centrale. Al netto della necessità di contenere l’inflazione ed evitare un ulteriore allargamento del differenziale di rendimento con gli Stati Uniti, la mossa della BoJ era prevista per via della perdurante debolezza dello yen che, in un Paese fortemente dipendente dalle importazioni di energia, sta rendendo gli acquisti di gas e petrolio ancora più onerosi di quanto non sarebbero altrimenti.

Il fatto che la valuta nipponica non riesca ad apprezzarsi contro il dollaro è significativo perché alla fine di luglio Stati Uniti e Giappone avevano coordinato tra loro massicci acquisti nel tentativo di sostenerla. Secondo i dati del ministero delle Finanze, nel periodo terminato il 26 agosto, il Giappone ha speso la cifra record di 98,3 miliardi di dollari in interventi sul mercato valutario. Nei giorni scorsi il Segretario del Tesoro americano Scott Bessent aveva fatto sapere al governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda di essere favorevole a mosse «risolute» in materia di politica monetaria.

Tra i fattori che stanno contribuendo alla debolezza dello yen ci sono le politiche del governo Takaichi, che ha approvato per il prossimo anno fiscale una riduzione dall’8 all’1% dell’imposta sull’acquisto di beni alimentari e ha aumentato la spesa pubblica senza annunciare nuove emissioni di debito, ma confidando nelle maggiori entrate fiscali generate dalla possibile accelerazione della crescita. Una linea ribadita giovedì, quando Takaichi, nel corso del suo primo rimpasto di governo, ha confermato tutti i ministri economici, compreso il reflazionista Minoru Kiuchi all’Economia, indicando in questo modo che non sono previsti cambiamenti sostanziali nella politica fiscale espansiva del suo esecutivo.

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