Nel 1985, Italo Calvino preparò un ciclo di sei lezioni da tenere all’università di Harvard. A causa della prematura scomparsa, ne scrisse solo cinque, abbozzando la sesta, e non ne tenne nessuna. I suoi memos furono pubblicati in volume con il titolo Lezioni americane - Sei proposte per il nuovo millennio, riscuotendo un successo che ha subito oltrepassato i limiti della disciplina letteraria e che, trentasei anni dopo, non accenna a scemare. Le sei proposte dell’autore sembrano parlare non solo di scrittura, ma di qualità che tutti faremmo bene ad adottare nel quotidiano esistere e relazionarci. Oggi, paiono perfette per descrivere - con non poche licenze poetiche, certamente - i caratteri dell’uomo nuovo - costretto ad evolversi, perché le crisi sono anche opportunità - come proposto sulle passerelle digitali di Milano e Parigi nel giro di sfilate che si è da poco concluso.
1. Leggerezza
La leggerezza della pensosità, per Calvino, è ben diversa dalla frivolezza: significa planare sulle cose dall’alto. È pensosamente leggera l’idea che ci si possa muovere fluidamente tra pubblico e privato, tra otium e negotium, tra la sicurezza dell’ambiente domestico e l’esposizione della vita sociale, mantenendo una compassata dignità, e se si vuole anche una benvenuta formalità - senza cravatta, però. Lo suggerisce Alessandro Sartori da Zegna Couture, tra giacche sciallate come robe de chambre, suit di maglia o di morbido jersey, completi da lavoro dai volumi generosi e un senso generale di vestito che avvolge. I colori polverosi, pittorici, e le decostruzioni gentili di Nick Fouquet e Federico Curradi suggeriscono invece una idea di leggerezza come poesia del quotidiano.
2. Rapidità
Per Calvino la sveltezza, intesa come rapidità dello stile e del pensiero, comunica qualcosa di speciale: agilità, mobilità, disinvoltura. C’è non poca disinvoltura, e la rapidità delle associazioni disinibite e felici, nell’idea di ripercorrere i segni delle subculture per mescolarli ad libitum in collage che alla nostalgia sostituiscono consapevolezza e presenza. In dialogo con i cut-up e gli scritti dell’artista Joe Brainard, Jonathan Anderson da Loewe mixa il sadomaso del punk con i montoni degli hippie, il nero dei beatnik con i volumi giganteschi dei raver, e inventa uno stile tutto suo. La speranza non celata è che, anche in questi tempi di conformismo digitale, si crei presto una nuova sottocultura, di pensiero ergo di vestito.