L’ultimo miglio delle emozioni: i negozi fisici
Sopravvissuti alla rivoluzione digitale, i punti vendita si trasformano in luoghi di esperienza, servizio e consulenza dove si gioca una parte crescente della competizione tra marche
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Un salto da guinness dei primati, e non solo per il campione coinvolto. Perché per la prima volta una marca legata alla grande distribuzione decide di raccontarsi mettendo in scena i suoi prodotti. La nuova campagna di Lidl propone uno speciale salto di Armand “Mondo” Duplantis, astista svedese con cittadinanza statunitense, due volte campione olimpico e tre volte campione mondiale. L’atleta salta un muro alto 5,50 e largo 12 metri realizzato con una parete di tremila prodotti.
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Ibridazione di mondi
Benvenuti nel marketing di prossimità che bussa alle porte dei brand e li costringe a ricalibrare le proposte tra tecnologie che migliorano l’esperienza del cliente e la fisicità del negozio che restituisce concretezza. Così tra intelligenze artificiali pervasive e dematerializzazione delle esperienze, si vira verso la fisicità. Packaging da toccare, da scartare, soprattutto da acquistare di persona. Nel tempo della conversazione continua, il punto vendita amplifica la relazione e il business. Il negozio smette di essere ultimo miglio logistico e diventa ultimo miglio relazionale.
Secondo Mordor Intelligence il mercato dei software POS – ossia point of sales, quindi punto vendita – raggiungerà il valore di 32,3 miliardi di dollari entro il 2031. Gli investimenti si concentrano su strumenti che rendono il negozio personalizzato: digital signage, self-scanning, chioschi digitali, sistemi di CRM integrati, AI e soluzioni omnicanali. Tre sono le direttrici: semplificare l’esperienza d’acquisto, consolidare la relazione tra brand e consumatore, aumentare la componente di intrattenimento.
Per gli Osservatori del Politecnico di Milano in Italia il 46% dei top retailer ha già integrato l’intelligenza artificiale per personalizzare offerte, ottimizzare assortimenti, supportare il personale e migliorare la customer experience. Il salto vero però sarà in negozio: self scanning intelligente, raccomandazioni contestuali, in-store programmatic e misurazione degli effetti a cassa.
«La morte del negozio fisico è stata raccontata più di quanto sia avvenuta. In Italia l’e-commerce vale circa il 13% dei consumi retail: significa che quasi l’87% resta fisico, con differenze enormi per categoria. Il punto vendita non ritorna perché era già il centro della relazione, solo che molti lo hanno trattato come un costo. Il paradosso è che spesso il brand si sceglie davanti allo scaffale, non prima», afferma Lucio Lamberti, professore di marketing alla Polimi School of Management e direttore scientifico del Behavioral Research in Immersive Environment Lab del Politecnico di Milano. «Emergono tre evidenze. Primo: il fisico resta dominante ma la rete si contrae. Secondo: cresce l’investimento digitale dei retailer, arrivato al 4,7% del fatturato. Terzo: il negozio non è più solo luogo di transazione, ma un nodo operativo, relazionale e informativo dentro un sistema ibrido», precisa Lamberti.







