L’Ue cerca la sovranità digitale, ma resta il gap tra ricerca e industria
L’Unione ha una forte capacità di innovazione che fatica a tradurre in applicazioni. Piano della Commissione per ridurre la dipendenza dagli Usa
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Dovrebbe arrivare mercoledì, dopo ben tre slittamenti, la presentazione del pacchetto Ue sulla sovranità digitale. La Commissione europea ci sta lavorando da parecchio tempo, cercando da un lato di armonizzare le molte normative degli ultimi anni (dal cloud all’Ai act, passando per i microchip), dall’altro di diminuire la dipendenza dal digitale statunitense e dalle tecnologie materiali cinesi.
Il nodo è tanto semplice quanto critico: stando agli studi dell’Europarlamento, oltre l’80% dei prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuali digitali utilizzati nell’Unione provengono da Paesi extra-Ue, tra cui spiccano gli Usa. Volendo limitarci al solo cloud, tre big statunitensi (Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud) controllano circa il 69% del mercato europeo, gestendo le infrastrutture che ospitano i servizi di pubbliche amministrazioni, banche, operatori di telecomunicazioni e imprese. Tradotto: se una mattina il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, decidesse di revocare le licenze d’uso sul cloud in tutta Europa, si fermerebbe l’intero continente.
La preoccupazione non così infondata di Bruxelles è che Washington usi la dipendenza tecnologica come arma negoziale per imporsi politicamente. Da qui l’interesse dell’Unione a “smarcarsi” quanto prima dal controllo statunitense. Creare alternative locali però non basta: che le imprese europee possano arrivare a competere con le big Tech statunitensi non è uno scenario plausibile. Non si tratta solo di un tema di investimenti (che comunque
La Commissione sta tentando una via che non punta ad azzerare la dipendenza, quanto piuttosto a gestirla. Un approccio che tradisce la consapevolezza europea di non poter competere con le big Tech statunitensi. Non si tratta solo di investimenti diversi: l’Europa fatica a trasformare ricerca, dati, infrastrutture e capitale in capacità industriale e tecnologica autonoma.
Per accorgersene basta guardare le elaborazioni dell’Osservatorio Ai del Politecnico di Milano: su tutte le pubblicazioni scientifiche mondiali uscite nel 2023, il 15% era di matrice europea, contro il 9% degli Usa. Eppure, nel momento in cui la conoscenza si fa industria, ovvero quando si traduce in brevetti, la proporzione si ribalta: dagli States è arrivato il 14% dei brevetti registrati nel 2023, contro il 3% dell’Europa.




