Storie di impresa

L’outdoor spinge i ricavi di Gervasoni: record di fatturato nel 2023

L’azienda udinese dell’arredo raccoglie i frutti delle scelte strategiche avviate negli ultimi anni, grazie anche al supporto di Dexelance

di Giovanna Mancini

Una fase della produzione nello stabilimento Gervasoni.

4' di lettura

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Quando nel giugno del 2014 i fratelli Michele e Giovanni Gervasoni – terza generazione alla guida dell’omonima azienda di arredamento di Udine – cominciarono a cercare investitori attraverso cui far fare un deciso cambio di passo allo sviluppo della propria società, non potevano immaginare quanto lontano sarebbe andato il loro progetto, condiviso allora con Fabio Sattin, Paolo Colonna e un gruppo di soci. Un anno dopo, nel 2015, debuttava sul mercato Italian Design Brands (IDB), annunciato come il nuovo polo italiano del design di alta gamma, in un periodo in cui l’industria dell’arredamento registrava diversi movimenti nella stessa direzione, ovvero la concentrazione di piccole ma prestigiose ed eccellenti aziende all’interno di gruppi più strutturati dal punto di vista manageriale e finanziario, con alle spalle i capitali solidi di investitori e fondi.

Giovanni e Michele Gervasoni, rispettivamente presidente e amministratore delegato Gervasoni, terza generazione alla guida dell’azienda

«Avevamo avuto diverse offerte, anche superiori economicamente – racconta Giovanni, il maggiore dei due fratelli, nonché presidente dell’azienda – ma abbiamo scelto Sattin e Colonna, perché il loro progetto era in linea con quello che avevamo in mente noi. Sono sempre le persone, alla fine, a fare la differenza».

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Da allora ne hanno fatta di strada, insieme, la Gervasoni e Italian Design Brands, che a maggio dello scorso anno si è quotata in Borsa su Euronext Milan e lo scorso marzo ha cambiato nome in Dexelance. Il gruppo – controllato al 51% dalla Tamburi Investment Partners di Giovanni Tamburi – conta oggi in portafoglio ben 11 società e ha raggiunto nel 2023 un fatturato di 287,4 milioni di euro, che salgono a 310,8 consolidando le acquisizioni finalizzate lo scorso anno, con un incremento del 16,6% rispetto all’anno prima. Anche Gervasoni ha seguito questo trend, spiega Michele Gervasoni, amministratore delegato: sebbene il 2023 abbia segnato per l’industria del mobile nel suo complesso una battuta d’arresto dopo il biennio straordinario 2021-2022, l’azienda ha registrato un fatturato record, raggiungendo circa 38 milioni di euro (+55% rispetto al 2019), con un Ebitda attorno al 20%. E anche il primo trimestre del 2024 ha confermato questo andamento positivo.

Merito, spiegano i due fratelli, di alcune scelte strategiche attuate negli ultimi anni. In particolare, spiega Michele, l’operazione avviata nel 2020 per creare una divisione separata dedicata alla collezione outdoor, che fino ad allora era invece un “di cui” della proposta generale, con un proprio catalogo di tessuti e attività di comunicazione e presentazione separate. «Questo ci ha permesso di essere percepiti dal mercato, professionisti, distributori e utenti, come marchio specializzato nell’arredo per esterni, posizionandoci tra le 10-15 principali aziende italiane specialiste nel settore».

La seconda scelta è stata, nel 2021, quella di cambiare l’art direction, affidata sin dal 1998 a Paola Navone, che era anche la designer esclusiva dell’azienda, e portarla all’interno dell’azienda, aprendo anche al contributo di nuovi designer. «La collaborazione con Paola Navone, che continua, ci ha dato moltissimo e ha permesso a Gervasoni di creare in oltre 20 anni un’immagine definita e riconoscibile nel mondo – aggiunge l’imprenditore –. Ma per ampliare il target di clientela abbiamo deciso di avviare alcune nuove collaborazioni, sia per le collezioni indoor, sia per quelle outdoor, per proporre oggetti che rispecchino lo stile Gervasoni, ma introducendo nuove chiavi di lettura nei materiali e nel design». Il cambio di rotta sull’outdoor ha portato a risultati immediati: basti pensare che nel 2023 il fatturato generato da questo segmento è aumentato del 50% (rispetto al 2020), arrivando a rappresentare ormai un quarto dei ricavi complessivi. Il cambio nell’art direction era invece un’operazione più complessa e forse anche un rischio ma, assicura Michele Gervasoni, «ha funzionato: dopo tre anni di lavoro, il mercato ha apprezzato questo cambiamento e la capacità di averlo attuato mantenendo le radici del marchio».

Dal punto di vista commerciale, Gervasoni ha mantenuto lo storico approccio di vicinanza alla distribuzione, attraverso una rete capillare di agenti e area manager: «Uno dei nostri punti di forza», precisa l’amministratore delegato, che in prima persona si occupa di alcuni mercati chiave.

La stratega punta soprattutto su una distribuzione attraverso negozi multimarca, anche se non mancano pochi, selezionati, monobrand: oltre a quello storico di via Durini a Milano, Gervasoni ha flagship store a gestione diretta in Brasile, Uruguay e Corea del Sud. Inoltre, lo scorso maggio ha aperto il suo spazio all’interno del prestigioso “monomarca di gruppo” inaugurato a New York da Dexelance, un punto di riferimento per professionisti. A questo proposito, i fratelli Gervasoni sottolineano l’importanza di far parte di una realtà come Dexelance, che garantisce alle aziende gli strumenti finanziari, manageriali e digitali necessari a compiere operazioni come questa, o come l’apertura di un ufficio commerciale in Cina, che difficilmente aziende piccole, sebbene di grande eccellenza potrebbero fare da sole.

«Noi continuiamo a fare il nostro lavoro come lo abbiamo fatto per 25 anni, in totale autonomia, ma con la certezza di avere alle spalle una struttura più forte e persone con cui confrontarci», afferma Giovanni, confermando la validità della scelta fatta dieci anni fa: «Nostro nonno ha fondato l’azienda, nostro papà Pietro ha portato i primi grandi cambiamenti negli anni 60 e ora tocca a noi – osserva –. Tre generazioni e tre gestioni molto diverse, pur nella continuità, perché al passo con i propri tempi».

Per Andrea Sasso, amministratore delegato di Dexelance, la Gervasoni testimonia il modello del «fare sistema» attuato da Dexelance: «Questi imprenditori hanno venduto la loro società, prendendo poi quote del gruppo e ora sono tra i maggiori azionisti di Dexelance. Sono l’esempio di come si possa essere imprenditori e continuare a gestire, far evolvere e crescere la propria azienda pur cedendone la maggioranza».

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