Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Luca Tremolada
3' di lettura
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Cinque giorni così la Silicon Valley non li aveva mai conosciuti. E neppure i mercati finanziari globali. OpenAi la società che ha creato ChatGpt probabilmente l’innovazione tecnologica più importante degli ultimi trent’anni ha cambiato tre Ceo in poco più di un week-end. Sam Altman viene licenziato dal suo Cda. Lui gentile ma dispiaciuto su X saluta tutti e non dice cosa farà. Martedì dopo l’assunzione più breve della storia alla guida di un un team di intelligenza artificiale a Redmond in Microsof torna alla guida del suo chatbot acclamato a gran voce e con tanto di lettera scritta da 700 su 770 dipendenti di OpenAi. Quello che è successo in questi cinque giorni con precisione non lo sa nessuno. Ma ce lo possiamo in parte immaginare, magari unendo alcuni punti. Il 4 novembre OpenAi presenta i Gpts che sono delle intelligenze artificiali generative personalizzabili, dei mini-bot basati sul trasformer di ChatGpt che puoi addestrare con dati tuoi. Qualche giorno dopo l’annuncio le prime proteste di disservizi. Qualcuno scrive che non è sicuro e permette agli utenti di accedere alle informazioni che sono state usate per allenare il chatbot. OpenAi chiude la possibilità di creare nuovi account con Gpt-4, la versione a pagamento di di ChatGpt. Venerdì 17 il Cda allontana Sam Altman fornendo in un comunicato criptico generiche motivazioni legate alla sicurezza. E nomina Murati che però dura meno di 24 ore . Alcuni investitori, i principali (Thrive Capital, Microsoft e Khosla Ventures), nel week end chiedono il ritorno di Sam Altman come Ceo. Dopo 48 ore viene scelto Emmett Shear, un vecchio lupo della Silicon Valley che ha guidato per anni Twitch, la piattaforma video per i gamers prima che venisse acquisita per quasi un miliardo da dollari da Amazon. Contemporaneamente Sam Altman trova lavoro a Redmond in Microsoft accolto a braccia aperte dal numero uno di Microsoft Satya Nadella. Arriva una lettera dei dipendenti che in massa chiedono il ritorno di Sam Altman. Passano altre 24 ore e lui ritorna con la benedizione di Satya Nadella e un Cda tutto nuovo. Tutti contenti quindi? Sicuramente Microsoft che nel frattempo sta lanciando in tutto il mondo Copilot for Microsoft che vuole dire tutti gli applicativi di Office potenziati con ChatGpt. E adesso insieme ai suo 14 miliardi di investimento ha un amico vero dentro a OpenAi. Meno le aziende, i governi e i cittadini che stanno cercando di capire quale sarà l’impatto di questa tempesta su una innovazione che promette di cambiare le loro vite. Anche perché i rumors sulle motivazioni che hanno innescato questa follia sono tra i più disparati. Si va dalla cospirazione del deep state a Q*, una fantomatica Intelligenza artificiale generalista senziente che Sam Altman avrebbe voluto lanciare sul mercato senza il consenso del suo Cda. L’unico indizio da cui partire forse è l’intervista rilasciata il 15 novembre dallo stesso Sam Altman a a due giornalisti del New York Times, Kevin Roose e Casey Newton, per il loro podcast tecnologico. Due giorni prima del suo licenziamento. Come hanno scritto a posteriori i due giornalisti nelle parole di Altman non c’era nulla che facesse presagire al terremoto che successivamente si è scatenato. E’ sembrato il solito Altman. Definito dal New York Times l’Openheimer dei nostri tempi per avere inventato un ordigno (l’ai generativa) potenzialmente in grado di distruggere l’umanità, come è stato paventato a più riprese da più di un protagonista dell’ai Gen, nel tempo il fondatore di OpenAi ha cominciato a essere sempre più criptico e visionario. Nel corso della sua intervista si è detto fiducioso dell’integrazione dell’intelligenza artificiale nella società. A più riprese ha parlato di co-evoluzione tra noi e l’Ai Gen. E ha anche paventato il rischio che regole troppo stringenti potessero soffocare la nascita di nuove star up o di nuove evoluzioni le progresso dell’Ai. Siamo di fronte a una nuova generazione di imprenditori, meno uomini d’affari e più santoni, nel senso buono del termine. Sam Altman è un ottimista, il primo dei credenti in una convivenza tra uomo e macchina. E su un punto è stato piuttosto fermo. Questa tecnologia, ha detto, deve viaggiare più velocemente. “Penso che stiamo andando verso il mondo migliore di sempre”, ha dichiarato. Due giorni dopo è stato licenziato. Poi è tornato. La storia però, finora, gli ha dato ragione.