Palantir e i fondi scardinano la Difesa. Serve un modello di mercato alternativo
di Claudio Antonelli
di Luca De Biase
6' di lettura
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C'è solo un modo per innovare? C'è solo un luogo al mondo che possa concentrare le risorse essenziali per attivare un processo innovativo inarrestabile, esponenziale? C'è soltanto un destino nella tecnologia?
Forse fino a qualche anno fa, molti avrebbero risposto di sì: solo a Silicon Valley c'è quello che serve per imporre al mondo il ritmo incalzante dell'innovazione che trasforma radicalmente le possibilità degli umani; e solo adottando il metodo di Silicon Valley si poteva tentare di replicare qualcosa di quel centro propulsivo globale.
Chi ricorda “La nuova geografia del lavoro” di Enrico Moretti (2013) e “Rainforest” di Victor W. Hwang (2012), libri importanti di quell'epoca, può ricostruire il clima culturale di allora. Ma oggi, la moltiplicazione dei poli di innovazione è sotto gli occhi di tutti. Israele, Taiwan, Corea hanno risultati straordinari. Germania, Francia, Regno Unito, Svezia, Canada, contengono città importanti nella mappa globale dell'innovazione digitale.
E ci si domanda: ci sono nuove possibilità per un paese come l'Italia? La realtà è complessa. Dunque lo è anche la risposta. Ma cercarla è un compito ineludibile per un paese che deve modernizzare il suo percorso di sviluppo. L'intreccio di interrelazioni tra aziende, università, venture capital, start up, media, sistemi educativi e normativi che attiva le dinamiche dell'innovazione è certamente internazionale anche se i poli di attrazione restano fondamentali.
L'innovazione avviene in ecosistemi che presentano specificità territoriali ma anche filiere lunghe connesse, per così dire, da “non luoghi” essenziali come le infrastrutture della mobilità e della gestione dei dati. Un fatto è certo: la conoscenza che serve all'innovazione cresce se tutti i protagonisti della ricerca, dell'imprenditoria, della finanza, della pubblica amministrazione, sanno comunicare e collaborare. Questa attività sono state sintetizzate una ventina d'anni fa nella formula “open innovation”.