I risultati si sono rivelati affascinanti e per certi versi entusiasmanti. Che ora incontrano una fase di ripensamento. Certo, sono stati trent'anni di innovazione incalzante. Il web, il motore di ricerca, la connessione veloce, lo smartphone, i social network, la blockchain, i big data e l'intelligenza artificiale, il sequenziamento del genoma umano, la creazione di nuovi materiali nanotecnologici, la lettura del cervello...
Una gran parte dell'accelerazione è frutto di un approccio all'innovazione chiamato, appunto, “open innovation”. Non più sistemi chiusi di ricerca e sfruttamento delle scoperte scientifiche o delle novità tecnologiche concentrati all'interno delle aziende, ma grandi sistemi di collaborazione aperta. Ebbene: la persona che ha creato questa idea, Herny Chesbrough, professore a Berkeley, da qualche tempo pensa che sia necessaria una correzione. Non perché l'”open innovation” non abbia funzionato, per molte aziende, ma perché il sistema economico nel suo complesso ha bisogno di più.
Il dubbio gli viene osservando che le tecnologie esponenziali, quelle che accelerano il potenziale innovativo delle aziende, sono in piena espansione, ma la produttività complessiva, dice Chesbrough, non cresce come avveniva nel Dopoguerra.
È una contraddizione che apre a molte domande. Forse, prima di tutto, vale la pena di ricordare a che cosa si riferisce il concetto di “open innovation”. In secondo luogo, è necessario chiedersi che cosa tutto questo significhi per il sistema imprenditoriale italiano.
Infine, si può cercare di comprendere in che senso vada ripensata l'”open innovation”. Ebbene. Che cos'è l''open innovation”? Nel suo libro fondamentale, “Open Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology” (2003), Chesbrough ha mostrato come i sistemi nei quali le aziende sviluppavano tutta la ricerca in casa erano meno innovativi di quelli nei quali si assisteva a una pratica di collaborazione scientifica e tecnologica tra aziende, università, start up, venture capital, e sperimentando metodi come il crowdsourcing, le hackathon, il co-design, e così via.