Economia Digitale

L’intelligenza artificiale cresce ma crea sempre di più disuguaglianza

Il nuovo AI Diffusion Report rivela che un cittadino su sei nel mondo usa l’IA generativa, ma la distribuzione resta drammaticamente ineguale. Emirati Arabi al top con il 64%, mentre l’Africa scopre DeepSeek

di Marco Trabucchi

(Adobe Stock)

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Una persona su sei nel mondo usa oggi strumenti di intelligenza artificiale generativa. Potrebbe sembrare un successo, ma il nuovo report Microsoft sulla diffusione dell’AI per i secondo semestre del 2025 racconta una storia più complessa: mentre l’adozione globale sale al 16,3% (in crescita dell’1,2% rispetto al primo semestre 2025), il divario tra paesi sviluppati e resto del mondo continua ad allargarsi.

Il divario tra nord e sud

I numeri fotografano una realtà precisa: nel Global North (paesi sviluppati) l’adozione è cresciuta quasi del doppio rispetto al Global South (paesi in via di sviluppo). Nel secondo semestre 2025, il 24,7% della popolazione in età lavorativa nei paesi ricchi usa strumenti di AI generativa, contro appena il 14,1% nel resto del mondo. Il gap è passato da 9,8 a 10,6 punti percentuali in sei mesi. Per dirla in maniera più cruda: mentre Silicon Valley discute dell’ennesimo modello linguistico, metà del pianeta arranca ancora ad accedere a internet stabile.Tutti e dieci i paesi con la crescita più rapida nell’adozione dell’IA sono economie ad alto reddito.

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Gli Emirati e il paradosso USA

In cima alla classifica globale ci sono gli Emirati Arabi Uniti con un tasso di adozione del 64% della popolazione in età lavorativa, in aumento dal 59,4% di inizio anno. Questo primato non è frutto del caso: gli Emirati hanno nominato il primo Ministro di Stato per l’Intelligenza Artificiale nel 2017, cinque anni prima che ChatGPT diventasse un fenomeno di massa. Mentre altri governi ancora dibattevano se l’AI meritasse attenzione politica, Abu Dhabi aveva già lanciato una strategia nazionale che copriva nove settori prioritari. Il risultato è un livello di fiducia nell’AI del 67% secondo l’Edelman Trust Barometer 2025, contro il 32% degli Stati Uniti e una media europea simile.

Singapore mantiene la seconda posizione con il 60,9% di adozione (dal 58,6% del primo semestre), seguita da Norvegia al terzo posto con il 46,4% (dal 45,3%) e Irlanda al quarto con il 44,6% (dal 41,7%). Francia, Spagna, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Qatar completano la top ten. L’Italia si posiziona al 26° posto con il 27,8% di adozione, in crescita dal 25,8% del primo semestre, sostanzialmente allineata alla media europea ma distante dai leader scandinavi e del Golfo. Gli Stati Uniti, nonostante la leadership tecnologica, sono solo al 24° posto con il 28,3%, addirittura in calo rispetto al semestre precedente. Il paradosso è evidente: il paese che sviluppa i modelli più avanzati fatica a tradurre questa eccellenza in utilizzo diffuso tra i cittadini.

Il report Microsoft in questo punto evidenzia un punto cruciale: leadership nell’innovazione e infrastrutture all’avanguardia, da sole, non garantiscono un’adozione capillare. Gli Stati Uniti dominano nella creazione di modelli frontier e nell’infrastruttura cloud, ma restano indietro rispetto a economie più piccole, altamente digitalizzate e con strategie nazionali mirate sull’AI. Il divario di fiducia rilevato dall’Edelman Trust Barometer suggerisce che le preoccupazioni su privacy, disinformazione e impatto sul lavoro pesano più che altrove.

La Corea del Sud: quando politica e tecnologia si incontrano

Il caso più interessante dell’anno è la Corea del Sud, balzata dal 25° al 18° posto in classifica con un incremento di quasi 5 punti percentuali. La crescita dell’81,4% della base utenti dal primo al secondo semestre 2025 supera di gran lunga la media globale (35%) e quella statunitense (25%). Non è un caso che Seoul è oggi il secondo mercato mondiale per abbonati a ChatGPT, subito dopo gli Stati Uniti. Tra i tanti fattori che hanno innescato questa impennata – spiega il report - ci sono vari fattori. A partire, anche qui, da politiche nazionali lungimiranti. A settembre il governo ha ricostituito il comitato strategico nazionale per l’AI e approvato l’AI Basic Act, una legislazione che bilancia innovazione e governance. Non raccomandazioni, ma meccanismi formali per coordinare infrastrutture, regolamentazione e progetti pubblici.

Ma tra i fattori che hanno spinto all’uso massivo dell’AI ci sono anche fattori culturali. Da una parte c’è il miglioramento drastico delle performance dei modelli linguistici in coreano. GPT-3.5 otteneva 16 punti sul test di ammissione universitario coreano (CSAT), GPT-4o è salito a 75, GPT-5 ha toccato quota 100. In pratica, si è passati da una competenza sotto la soglia di lettura adulta a prestazioni da studente universitario d’eccellenza. E poi, in ultima analisi, l’AI è stata un fenomeno culturale virale. Ad aprile 2025 le immagini in stile Studio Ghibli generate da ChatGPT-4o hanno spopolato sui social coreani. Milioni di persone hanno usato l’AI per la prima volta e molti hanno continuato a esplorarne le capacità anche dopo che il trend si è spento.

DeepSeek: l’outsider cinese che conquista l’Africa

La vera sorpresa del 2025 si chiama DeepSeek, piattaforma di AI cinese open-source che ha guadagnato terreno nei mercati tradizionalmente ignorati dai provider occidentali. Rilasciando il modello sotto licenza MIT e offrendo un chatbot completamente gratuito, DeepSeek ha eliminato barriere finanziarie e tecniche che limitano l’accesso all’AI avanzata.

I risultati sono evidenti: quota di mercato dominante in Cina (89%), ma anche in Russia (43%), Bielorussia (56%), Cuba (49%) e Iran. Ancora più significativa l’esplosione in Africa, dove l’utilizzo di DeepSeek è stimato tra 2 e 4 volte superiore rispetto ad altre regioni. Il merito va anche a promozioni strategiche e partnership con aziende come Huawei, che hanno distribuito attivamente la piattaforma attraverso servizi di telecomunicazione.

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