Leader della crescita 2025

L’integrazione tra fisico e digitale guida le strategie di marketing

Per le aziende è essenziale l’analisi dei canali e delle piattaforme più rilevanti per massimizzare gli obiettivi in base ai dati sui comportamenti e alle preferenze dei clienti

di Giampaolo Colletti

2' di lettura

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Chi l’avrebbe mai detto. Il colosso mondiale dei social, Meta, il primo che ci ha fatto stare incollati sugli schermi degli smartphone, ha deciso di girare on the road. Un tour promozionale tra l’America e il Canada che sta facendo tappa in tutti i principali centri commerciali legati all’insegna Walmart, colosso della grande distribuzione a stelle e strisce. In ogni tappa un caravan brandizzato permette ai fan di provare l’immersione nel nuovo videogioco di Batman. Appassionati e curiosi della realtà virtuale entrano così in una zona immersiva all’interno del veicolo con la presenza in simultanea di altri oggetti legati alla scena del gioco. Il clou dell’esperienza è la possibilità di indossare un visore Quest 3S e giocare, prima eventualmente di acquistare: il costo è di 300 dollari e include il gioco. Meta proseguirà il tour nel New Jersey per poi andare a Dallas e in Texas. Paradossi dei mondi connessi: scorgerla all’ingresso dei supermercati affollati di clienti e carrelli della spesa fa un certo effetto. Eppure esserci sui canali fisici può fare la differenza. In fondo è ciò che veicola l’evoluzione dell’omnicanalità, quella modalità di posizionamento su una pluralità di canali con specifici formati. Ma oggi quella presenza su più punti di contatto ibrida gli spazi online con quelli offline. Anche così evolve il marketing. Anche le migliori realtà presenti nella classifica Leader della crescita 2025 di Statista e Il Sole 24 Ore operano in logica multicanale: il comparto marketing e comunicazione vale il 5,4% delle aziende presenti in graduatoria.

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«Nell’era post-digitale le aziende dovrebbero aver compreso che essere presenti in tutti i canali e touchpoint in modo continuo, efficace ed efficiente è un’ambizione quasi utopistica. La frammentazione dei punti di contatto e le risorse necessarie per gestire ogni interazione rendono indispensabile una revisione dell’approccio da omni a opticanale. Con l’opticanalità l’obiettivo non è più essere ovunque, ma essere nei canali giusti, quelli che davvero contano per ogni singolo cliente», afferma Giuseppe Stigliano, autore del libro “Rivoluzione retail”, tradotto per il mercato italiano da Roi Edizioni. Questo approccio implica cura nel selezionare i canali più rilevanti per massimizzare gli obiettivi prefissati, adattando la strategia in base ai dati sui comportamenti e alle preferenze dei clienti. «L’opticanalità significa non solo essere presenti, ma farlo con rilevanza e intelligenza, riducendo la dispersione di risorse e valorizzando ogni interazione», precisa Stigliano. In un mercato segnato da un’attenzione sempre più labile, lasciare il segno diventa un’impresa titanica.

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