L’inno alla gonna firmato Prada, la sensualità vista da Diesel
La settimana della moda si apre con la riflessione Prada-Simons su un capo iconico del marchio. L’addio di Glenn Martens a Diesel trasuda passionalità
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La settimana milanese della moda - stagione primavera-estate 2027 - si è aperta ieri da Prada con un florilegio di gonne: sessantatrè in totale, quasi tutte al ginocchio ma mosse, a portafoglio, chiuse dal velcro, pronte a cadere e in definitiva non particolarmente perbeniste, anche quando perfettamente coprenti.
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La riduzione del perimetro creativo, la limitazione delle possibilità per far suppurare l’invenzione è un classico topos pradesco: memorabile, allora, una collezione tutta di pizzo. Oggi Miuccia Prada e il co-pilota Raf Simons portano l’attenzione sulla gonna - un capo paradigmatico nell’estetica del marchio, tanto da essersi meritato una mostra itinerante, “Waist Down”, in evoluzione continua dal 2004. «Eravamo affascinati dall’idea della gonna come oggetto, dalla possibilità di combinare idee e parlare di differenze e complessità a partire da singoli capi. Ogni gonna può essere completamente reinventata da chi la indossa», dice la signora. Aggiunge Simons: «Eccentricità, forma, decorazioni: c’è qualcosa di intramontabile nel linguaggio stilistico delle gonne Prada. La paradossale eternità di queste idee stagionali è un aspetto che, pur senza dirlo esplicitamente, ci interessava molto».
Naturalmente non ci sono solo gonne, ma è sempre il sotto a calamitare l’attenzione per le panoplia di materie e decori, mentre il sopra scolora un po’. La passerella monoprodotto convince, ma solo in parte. La teoria suona meglio della pratica, che invece ha un che di retrospettivo e formulaico, di creativamente sicuro nonostante la scatenata sperimentazione. Prada funziona meglio quando perturba, quando si insinua in territori scomodi.
È formulaica, almeno quanto è liberatoria, la celebrazione dell’amore che sveste con urgenza di amplesso di Diesel. Come annunciato nei giorni scorsi dal gruppo Otb, Glenn Martens esce di scena - per dedicarsi alla sola direzione creativa di Maison Margiela - e lo fa con un best of di stropicciature, scosciature, usure, imperfezioni, insomma di abiti da togliere in fretta per amoreggiare a lungo. Il sesso vende, e quello di Martens è sudato e materico. Un capitolo importante della storia del marchio si chiude con il botto.







