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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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L’attacco informatico che a inizio maggio ha colpito i sistemi di diverse pubbliche amministrazioni italiane ha riportato al centro del dibattito una questione non più rinviabile: quanto è vulnerabile l’infrastruttura digitale dello Stato? E chi può garantire sicurezza, continuità e controllo sui dati dei cittadini in un contesto geopolitico sempre più incerto?
I numeri fotografano una situazione critica. Secondo l’International Trade Administration, l’Italia si colloca al quarto posto mondiale e al primo in Europa per numero di attacchi informatici subiti, con il 10% degli attacchi globali registrati nel 2024.
La frequenza degli incidenti è aumentata del 27% in un anno, passando da 2.779 a 3.541 episodi, con conseguenze sempre più gravi. E mentre le grandi aziende investono in protezioni avanzate, oltre il 50% delle Pmi resta impreparata ad affrontare minacce crescenti. Solo l’1% delle organizzazioni italiane viene considerato maturo in termini di sicurezza e prontezza cyber.
In questo scenario, la risposta che sta prendendo forma punta su un’alleanza tra pubbliche amministrazioni e operatori di telecomunicazioni nazionali. Non una scelta casuale, ma la constatazione che le Telco possiedono caratteristiche strutturali difficilmente replicabili dai grandi hyperscaler americani: presenza capillare sul territorio, infrastrutture di rete proprietarie, esperienza nella gestione di servizi critici e piena sottomissione alla giurisdizione europea.
Il tema va oltre la semplice localizzazione dei dati. Quando si parla di servizi pubblici -dall’anagrafe alla sanità, dalla giustizia al fisco - entrano in gioco requisiti che toccano la sicurezza nazionale, la privacy dei cittadini e la continuità operativa dello Stato. «I sistemi digitali che gestiamo nella pubblica amministrazione non sono più semplici strumenti tecnici: costituiscono infrastrutture critiche - ha osservato Dirk Schrödter, ministro per la Digitalizzazione dello Schleswig-Holstein, in un’intervista recente -. Se perdiamo il controllo sulla nostra infrastruttura It, rischiamo di perdere la nostra capacità di azione politica e amministrativa». È una considerazione che vale per la Germania, ma anche, e a maggior ragione per l’Italia, dove la frammentazione dei sistemi nella PA amplifica le vulnerabilità.