L’influenza della psicoanalisi: collezionare il pensiero che ci abita
Tra i primi a investire nella videoarte in Francia, Josée e Marc Gensollen, psichiatri entrambi, spiegano i loro criteri di ricerca. E la scelta di concentrarsi sulle opere concettuali come innesco di riflessione.
di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
5' di lettura
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Marc e Josée Gensollen, originari di Marsiglia, sono entrambi medici psichiatri e vivono nella loro città natale. Sposati, hanno due figli – uno psichiatra e uno produttore cinematografico – e cinque nipoti. Considerati tra i più importanti collezionisti europei di arte concettuale contemporanea, hanno iniziato a raccogliere le opere negli anni Settanta, costruendo nel tempo una serie riconosciuta per la sua forte coerenza intorno ai temi del linguaggio, del significato e della comunicazione delle idee. A Marsiglia hanno fondato La Fabrique, uno spazio ricavato da un ex sito industriale e progressivamente trasformato in casa-museo e luogo di incontro, concepito per condividere la loro collezione e attivare un dialogo continuo tra le opere, gli artisti e il pensiero che le attraversa. Conosco Marc e Josée da molti anni e condividiamo un interesse profondo per il linguaggio del video e per le pratiche artistiche legate all’immagine in movimento. Ci siamo incontrati più volte in occasione di LOOP Barcelona e nell’ambito delle attività di CIMAM, il Comitato Internazionale per i Musei e le Collezioni d’Arte Moderna, ritrovandoci a Torino lo scorso novembre in occasione della 57ª Conferenza Annuale.
Chiedilo al Sole
QUANDO AVETE INIZIATO A COLLEZIONARE?
Abbiamo iniziato cinquant’anni fa, quando eravamo giovani studenti. Influenzati dalla psicoanalisi, all’inizio ci interessavamo soprattutto alle opere grafiche dei surrealisti. Poi si è imposto un ripensamento: collezionare sì, ma l’arte del nostro tempo.
QUAL È STATA LA VOSTRA PRIMA ACQUISIZIONE? E L’ULTIMA?
La prima opera concettuale che abbiamo acquistato è stata un Blow Up di Joseph Kosuth, una definizione della parola abstract del 1967. In seguito, abbiamo scelto artisti concettuali come Lawrence Weiner, On Kawara, Dan Graham e Daniel Buren; poi, negli anni Ottanta, Gerhard Richter e Bertrand Lavier. Negli anni Novanta, sono entrati in collezione Pierre Huyghe, Philippe Parreno e Maurizio Cattelan; negli anni Duemila Tino Sehgal, Gianni Motti e Roman Ondak, e continuiamo a seguire artisti che si inscrivono nella stessa linea di ricerca. L’ultima acquisizione è un’installazione di Renato Leotta (capriccio), da Niccolò Sprovieri.










