Viaggi d’arte

L’influenza della psicoanalisi: collezionare il pensiero che ci abita

Tra i primi a investire nella videoarte in Francia, Josée e Marc Gensollen, psichiatri entrambi, spiegano i loro criteri di ricerca. E la scelta di concentrarsi sulle opere concettuali come innesco di riflessione.

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

“Quelque Chose Généralisée” (2017), scultura diJean-Luc Moulène.

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Marc e Josée Gensollen, originari di Marsiglia, sono entrambi medici psichiatri e vivono nella loro città natale. Sposati, hanno due figli – uno psichiatra e uno produttore cinematografico – e cinque nipoti. Considerati tra i più importanti collezionisti europei di arte concettuale contemporanea, hanno iniziato a raccogliere le opere negli anni Settanta, costruendo nel tempo una serie riconosciuta per la sua forte coerenza intorno ai temi del linguaggio, del significato e della comunicazione delle idee. A Marsiglia hanno fondato La Fabrique, uno spazio ricavato da un ex sito industriale e progressivamente trasformato in casa-museo e luogo di incontro, concepito per condividere la loro collezione e attivare un dialogo continuo tra le opere, gli artisti e il pensiero che le attraversa. Conosco Marc e Josée da molti anni e condividiamo un interesse profondo per il linguaggio del video e per le pratiche artistiche legate all’immagine in movimento. Ci siamo incontrati più volte in occasione di LOOP Barcelona e nell’ambito delle attività di CIMAM, il Comitato Internazionale per i Musei e le Collezioni d’Arte Moderna, ritrovandoci a Torino lo scorso novembre in occasione della 57ª Conferenza Annuale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

QUANDO AVETE INIZIATO A COLLEZIONARE?

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Abbiamo iniziato cinquant’anni fa, quando eravamo giovani studenti. Influenzati dalla psicoanalisi, all’inizio ci interessavamo soprattutto alle opere grafiche dei surrealisti. Poi si è imposto un ripensamento: collezionare sì, ma l’arte del nostro tempo.

Ritratto di Josée e Marc Gensollen nel loro atelier di Marsiglia, ricavato in un’antica fabbrica tessile; alle loro spalle ”Egal” (2009),di Heimo Zobernig.

QUAL È STATA LA VOSTRA PRIMA ACQUISIZIONE? E L’ULTIMA?

La prima opera concettuale che abbiamo acquistato è stata un Blow Up di Joseph Kosuth, una definizione della parola abstract del 1967. In seguito, abbiamo scelto artisti concettuali come Lawrence Weiner, On Kawara, Dan Graham e Daniel Buren; poi, negli anni Ottanta, Gerhard Richter e Bertrand Lavier. Negli anni Novanta, sono entrati in collezione Pierre Huyghe, Philippe Parreno e Maurizio Cattelan; negli anni Duemila Tino Sehgal, Gianni Motti e Roman Ondak, e continuiamo a seguire artisti che si inscrivono nella stessa linea di ricerca. L’ultima acquisizione è un’installazione di Renato Leotta (capriccio), da Niccolò Sprovieri.

COME SCEGLIETE LE OPERE PER LA VOSTRA COLLEZIONE? VI AFFIDATE A GALLERISTI O CURATORI?

Le nostre scelte non sono mai legate a un semplice colpo di fulmine: sono sempre il risultato di riflessioni e confronti all’interno della coppia. Un’opera viene considerata come una parola che, articolata con un’altra, costruisce una frase che si struttura per produrre senso. L’insieme di queste frasi assume il valore di un manifesto, di un discorso sull’arte stessa e su ciò che le ruota attorno. Per questo non ci affidiamo a conservatori o curatori e non immaginiamo di coinvolgere una terza persona nelle nostre scelte. La collezione è il prolungamento di una riflessione sulla condizione umana, che è sempre stata al centro dei nostri interrogativi. Privilegiamo le gallerie nelle quali è possibile sviluppare un dibattito di idee: che cosa ci sta dicendo l’artista attraverso la sua opera? La questione del significato è sempre presente nei nostri scambi ed è determinante nel desiderio di integrare un lavoro nella collezione.

TRE ARTISTI EMERGENTI DA TENERE D’OCCHIO E TRE ARTISTI TRASCURATI DA RISCOPRIRE.

Tra gli artisti emergenti di cui abbiamo recentemente acquisito lavori figurano Carla Adra (canadese), Fábio Colaço (portoghese) e Oriol Vilanova (spagnolo). Per quanto riguarda artisti meno conosciuti e meritevoli di una riscoperta, pensiamo a Michel Journiac (francese), Stanley Brouwn (surinamese) e Dan Graham (americano). Per noi l’arte non ha frontiere.

“Rouge agricole par Valentine et Corona” (1990) e “Mars Black Picasso” (2005), di Bertrand Lavier.

PARLATECI DELLA VIDEOARTE: SIETE STATI TRA I PRIMI IN FRANCIA A COLLEZIONARE QUESTO MEDIUM E OGGI FATE PARTE DEL COMITATO DI LOOP BARCELONA, LA FIERA DI BARCELLONA DEDICATA ALLE IMMAGINI IN MOVIMENTO.

La videoarte è uno dei linguaggi utilizzati dagli artisti che ci interessano, ma non in modo esclusivo. La dimensione performativa del video era già presente negli artisti concettuali a partire dagli anni Sessanta. Per l’artista, la videocamera rappresenta il prolungamento del suo sguardo. Questo interesse per la videoarte ci ha portati, da circa quindici anni, a far parte del comitato di LOOP Barcelona. Negli otto anni precedenti, Artissima ci aveva invitati a partecipare al proprio comitato. È stata una bellissima esperienza in una città particolarmente interessante, alla quale restiamo molto legati.

“Untitled”(2002), di Philippe Parreno e Jorge Pardo, set di tre lampade in pvc.

A PROPOSITO DE LA FABRIQUE: COME È NATO QUESTO PROGETTO E IN CHE MODO AVETE TRASFORMATO UNA FILATURA INDUSTRIALE IN UNA CASA-MUSEO E LUOGO DI INCONTRO?

È frustrante costituire una collezione che è un’entità organica e vedere che, quando supera lo spazio disponibile in una casa tradizionale, inizia a disperdersi tra depositi e riserve di musei o centri d’arte ai quali concediamo frequentemente prestiti. Diventa allora necessario dotarsi di uno spazio capace di mettere queste opere in prospettiva e di presentarle con dignità, senza alcuna intenzione decorativa od ornamentale. La Fabrique, edificio degli anni Trenta riqualificato dall’architetto Harald Sylvander, è stata ripensata come una casa-museo. Ampliata in due occasioni, è diventata uno spazio funzionale alla presentazione di opere che richiedono grandi ambienti, come proiezioni e installazioni. Non beneficiando di alcun finanziamento al di fuori delle nostre risorse personali, è aperta gratuitamente su appuntamento a professionisti dell’arte, collezionisti, appassionati, associazioni e studenti. La parte abitativa è utilizzata per momenti di confronto e riflessione didattica sulle opere che hanno suscitato domande durante la visita, che dura circa tre ore. Questo scambio conviviale avviene generalmente davanti a un bicchiere nel nostro “living room-biblio-médiathèque”.

“ZNS” (2006), installazione di Didier Fiúza Faustino.

SIETE FOUNDING PATRONS DI CIMAM DAL 2005: POTETE RACCONTARCI IL VOSTRO IMPEGNO ALL’INTERNO DI QUESTA IMPORTANTE ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE E COSA RAPPRESENTA PER VOI?

CIMAM, di cui siamo mecenati fondatori da oltre vent’anni, era allora presieduto dal direttore del Centre Pompidou, Alfred Pacquement. Conoscendo il nostro impegno nell’arte contemporanea e in particolare nell’arte concettuale – guidato da una rigorosa linea etica che consiste nel non speculare sulle opere, nel rispettare sempre gli impegni presi verbalmente con artisti, gallerie e istituzioni –, ci invitò a unirci al conte Giuseppe Panza di Biumo, ad Anton e Annick Herbert ed Erika Hoffmann come membri fondatori del CIMAM. Abbiamo accettato di sostenere persone del mondo dell’arte a livello internazionale con i mezzi di cui può disporre una coppia di medici, perché crediamo che l’arte debba superare le logiche nazionalistiche e non essere strumentalizzata dal potere finanziario o politico. Per noi l’arte è un innesco di riflessione, che deve svolgere una funzione umanistica attraverso la presa di coscienza e il pensiero. Del resto, l’arte non è forse prima di tutto una “cosa mentale”?»

“N.n…n..Nostalgie (Alchemy Box#29)” (2011), di Ryan Gander.

POTETE SUGGERIRCI I VOSTRI INDIRIZZI PREFERITI PER UNA VACANZA A MARSIGLIA?

Marsiglia è una città dinamica e vibrante. Tra gli hotel, consigliamo il Sofitel Vieux Port, l’InterContinental, Au bord de l’Eau, il C2 e Le Tuba; tra i ristoranti, Le Petit Nice Passedat, AM par Alexandre Mazzia, Sépia, Une Table au Sud, Auffo e Ourea. La città offre una ricca rete di musei e spazi culturali, come il Mucem, il MAC, la Vieille Charité, il FRAC, il Musée Cantini e La Friche. Non può mancare, inoltre, una visita a luoghi simbolo come Notre-Dame de la Garde, la Corniche Kennedy, il Vieux-Port, l’abbazia di Saint-Victor, Callelongue e la Route des Crêtes.

ARTISTI

Carla Adra, carlaadra.com. Stanley Brouwn, paulacoopergallery.com. Daniel Buren, danielburen.com. Maurizio Cattelan, @mauriziocattelan. Fábio Colaço, fabiocolaco.com. Didier Fiúza Faustino, @didier.faustino. Ryan Gander, @ryanjgander. Dan Graham, mariangoodman.com. Pierre Huyghe, mariangoodman.com. Michel Journiac, galeriegaillard.com. On Kawara, onkawara.co.uk. Joseph Kosuth, @josephkosuthstudio. Bertrand Lavier, xavierhufkens.com. Renato Leotta, renatoleotta.it. Jean-Luc Moulène, @atelierjeanlucmoulene. Gianni Motti, artecontinua.org. Roman Ondak, @romanondak. Jorge Pardo, jorgepardosculpture.com. Philippe Parreno, pilarcorrias.com. Gerhard Richter, @gerhard.richter; davidzwirner.com. Tino Sehgal, mariangoodman.com. Oriol Vilanova, oriolvilanova.com. Lawrence Weiner, lissongallery.com.

VISITARE

La Fabrique, 11 rue Commandant Rolland. LOOP Barcelona, dal 17 al 19/11/26, loop-barcelona.com. Mucem, mucem.org. MAC, 69 av. d’Haifa, Vieille Charité, vieille-charite-marseille.com. FRAC, fracsud.org. Musée Cantini, 19 rue Grignan. La Friche, lafriche.org.

DOVE MANGIARE

AM par Alexandre Mazzia, alexandre-mazzia.com. Auffo, auffo-restaurant.com. Le Petit Nice Passedat, passedat.fr. Ourea, ourea-restaurant.com. Sépia, restaurant-sepia.fr. Une Table au Sud, unetableausud.com.

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