Economia Digitale

L’industria musicale porta in tribunale l’intelligenza artificiale

Partono le prime grandi cause contro le startup dell’Ai generativa. Alla ricerca di un rapporto più sano tra tecnologia, autori e mercato

di Alessandro Longo

4' di lettura

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Si aprono le prime grandi cause dell’industria musicale mondiale contro l’intelligenza artificiale generativa. E le sentenze, quando e se arriveranno, potranno cambiare i destini di questa tecnologia e delle aziende a contorno.

La Recording Industry Association of America (Riaa) ha annunciato in settimana di due cause per violazione del copyright contro Suno e Udio, servizi che permettono di generare canzoni tramite prompt.

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La causa contro Suno è stata depositata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto del Massachusetts, mentre la causa contro Uncharted Labs, sviluppatore di Udio AI, è stata depositata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto meridionale di New York.

La Riaa rappresenta la quasi totalità dell’industria musicale, tra cui Sony Music Entertainment, UMG Recordings e Warner Records.

In sostanza la Riaa accusa i due servizi di avere saccheggiato l’intero patrimonio musicale mondiale per addestrare i loro servizi e gli stessi output dell’IA violano il copyright.

Tre le richieste chiave, fatte da Riaa ai giudici: chiedono di dichiarare che i due servizi hanno violato il copyright; ingiunzioni che impediscano ai servizi di violare le registrazioni sonore protette da copyright dei querelanti in futuro; danni per le violazioni già avvenute.

Le richieste di risarcimento riguardano registrazioni di artisti di diversi generi, stili ed epoche.

“La comunità musicale ha abbracciato l’IA e stiamo già collaborando con sviluppatori responsabili per costruire strumenti di IA sostenibili, incentrati sulla creatività umana, che mettano al comando artisti e autori di canzoni”, ha dichiarato il presidente e amministratore delegato della RIAA Mitch Glazier. “Ma possiamo avere successo solo se gli sviluppatori sono disposti a collaborare con noi. Servizi senza licenza come Suno e Udio, che sostengono che sia ’giusto’ copiare il lavoro di una vita di un artista e sfruttarlo per il proprio profitto senza consenso o retribuzione, ritardano la promessa di un’IA veramente innovativa per tutti noi”.

Ken Doroshow, Chief Legal Officer della RIAA, ha aggiunto: “Si tratta di semplici casi di violazione del copyright che riguardano la copia senza licenza di registrazioni sonore su vasta scala. Suno e Udio stanno cercando di nascondere l’intera portata delle loro violazioni invece di porre i loro servizi su una base solida e legale. Queste cause sono necessarie per rafforzare le regole più elementari della strada per lo sviluppo responsabile, etico e legale dei sistemi di intelligenza artificiale generativa e per porre fine alla palese violazione di Suno e Udio”.

Le due aziende denunciate hanno ammesso che l’unico modo per creare un buon modello di generazione musicale è quello di ingerire una grande quantità di musica di alta qualità. È semplicemente un passo necessario per creare modelli di apprendimento automatico di questo tipo. E hanno anche detto di averlo fatto senza il permesso delle etichette musicali, avvalendosi del principio americano di fair use, piuttosto nebuloso e che per altro non ha equivalenti precisi in Europa . Dove quindi eventuali cause dei detentori di copyright potrebbero avere anche maggiore forza.

Si ricorda che molti grandi editori di libri e giornali (tra cui il New York Times) e singoli autori (di libri e prodotti grafici) hanno denunciato i big dell’AI, OpenAi in testa.

Non è chiaro quando ci saranno le prime sentenze e se arriveranno; è possibile che alcuni procedimenti finiranno in patteggiamento.

L’industria musicale però, secondo alcuni esperti, ha carte migliori da giocare per difendere i propri interessi. Sia per la sua maggiore forza economica, da far valere nelle cause, sia perché sarebbe più facile dimostrare il plagio in ambiente musicale rispetto a quello letterario o giornalistico.

Una vittoria dell’industria musicale metterebbe fuori gioco le attuali aziende dell’IA e forse potrebbe essere un precedente utile anche in cause in corso in altri settori. Ma potrebbe anche favorire la nascita di un rapporto più sano tra IA, mercato e autori. È un concetto emerso anche nel Medimex di giugno, a Taranto, in un tavolo con esponenti di Fimi, Sony, Siae e artisti. E che appare controluce anche nella denuncia Riaa.

“L’IA è promettente e pericolosa al tempo stesso”, si legge. “Con l’emergere di strumenti di IA sempre più potenti e sofisticati, cresce la capacità dell’IA di inserirsi nei processi di creazione, produzione e distribuzione della musica. Se sviluppati con il permesso e la partecipazione dei titolari dei diritti d’autore, gli strumenti di IA generativa saranno in grado di assistere gli esseri umani nella creazione e nella produzione di musica nuova e innovativa”. “Ma se sviluppati in modo irresponsabile, senza tenere conto delle tutele fondamentali del diritto d’autore, questi stessi strumenti minacciano danni duraturi e irreparabili agli artisti discografici, alle etichette discografiche e all’industria musicale, riducendo inevitabilmente la qualità della nuova musica disponibile per i consumatori e diminuendo la nostra cultura condivisa”.

“Ogni nuova tecnologia è stata uno strumento prezioso utilizzato da generazioni di creatori di musica, e non c’è motivo per cui l’intelligenza artificiale generativa possa essere diversa”, conferma Enzo Mazza, presidente Fimi. “Tuttavia, le società di intelligenza artificiale devono ottenere le necessarie licenze e compensare i creatori quando utilizzano le loro opere per l’addestramento. È un principio cardine dell’innovazione digitale e non vedo perché debba essere diverso oggi con l’AI generativa”.

I vantaggi di un rapporto più sano tra AI, autori e industria, come detto al Medimex, possono essere numerosi. Artisti, autori, editori già cominciano a sfruttare le opportunità dell’IA (generativa e non) a scopi di ideazione e creazione, oltre che per conoscere meglio il proprio pubblico (grazie all’analisi di big data sui consumi delle loro opere).

Cogliere questi vantaggi al meglio e sanare le distorsioni legali che caratterizzano questa fase dell’IA sono due facce della stessa medaglia.

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