Leader della crescita 2025

L’industria cosmetica corre grazie al traino dell’export

La crisi economica globale non rallenta il settore: nel 2024 stimato un aumento del 15% delle vendite all’estero per un valore di 8,1 miliardi (+10,5% nel 2025)

di Marika Gervasio

(Adobe Stock)

2' di lettura

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Quest’anno si chiuderà con un dato record per le esportazioni di cosmetica made in Italy: l’associazione di categoria Cosmetica Italia stima, infatti, che cresceranno del 15% per un valore di 8,1 miliardi di euro, con una proiezione di un ulteriore +10,5% a fine 2025. Nell’arco di vent’anni il valore dell’export si è quadruplicato, raddoppiando il suo peso sul fatturato totale del settore (dal 23% del 2004 al 48% stimato al 2024).

Un risultato rilevante che conferma l’anelasticità di un settore che, nonostante le tensioni geopolitiche e la crisi economica globale, non rallenta la sua corsa grazie all’eccellenza che le imprese italiane del comparto rappresentano soprattutto all’estero. Basti pensare che il 55% del make up che arriva nel mondo - il 67% se il campo si restringe all’Europa - viene sviluppato e prodotto proprio in Italia da terzisti che fanno dell’innovazione il loro fiore all’occhiello. Per quest’anno si prevede che il fatturato dell’industria cosmetica supererà i 16,7 miliardi in aumento del 10,5% con una proiezione del +8% per il 2025.

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Oltre alla produzione, si consolida la forte fase espansiva dell’acquisto di cosmetici da parte degli italiani, anche questo in controtendenza visto che - nonostante il buon recupero del potere d’acquisto rispetto ai livelli prepandemia - in altri settori si registra ancora una forte propensione al risparmio che condiziona la spesa. Il trend trova conferma anche nella presenza di numerose aziende del settore nella classifica Leader della crescita 2025.

Nel 2024 i valori del mercato interno di cosmetici, secondo gli indicatori preconsuntivi, sono prossimi a 13,4 miliardi con una stima di crescita del 7% rispetto al 2023, caratterizzati in larga parte dalla performance nei canali tradizionali e digitali con un +7,1% e dall’incremento più contenuto dei canali professionali con un +5,2%. Il mass market (come super e ipermercati e drugstore) fa la parte del leone con un valore della spesa di 5,5 miliardi, seguito da profumeria (2,8 miliardi), farmacia (2,2 miliardi) ed e-commerce (1,2 miliardi).

La profumeria torna a correre dopo l’arresto subito dalle chiusure forzate durante la pandemia, quando venne superata dalla farmacia, e sarà trainante dell’incremento previsto per l’anno prossimo dei consumi totali di prodotti di bellezza (+6,1%) con un balzo del 9,1% seguita - nella classifica dei tassi di crescita - da vendite online, che saliranno del 7,6%, erboristeria (+7%), farmacia (+5,4%) e Gdo (+5%). Bene, anche se più indietro, saloni di acconciatura (+4,5%) ed estetica (+4,3%).

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