La lettera

L’indipendenza finanziaria rende le donne più libere di reagire

La lettera della madre di due ragazze pone l’accento sull’importanza dell’emancipazione finanziaria femminile. Ma solo il 58% delle donne ha un conto corrente personale

di Federica Pezzatti

ILLUSTRAZIONE DI FABIO BUONOCORE

3' di lettura

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Vi scrivo per dire la mia sulla questione del patriarcato e della violenza sulle donne. E per chiedervi anche un confronto da madre di due ragazze universitarie che spero riusciranno ad affermarsi e a essere economicamente indipendenti.Una caratteristica che rende le donne sicuramente più libere di fronte a uomini più o meno violenti. Auspico che sia loro agevolato anche il ruolo di madri lavoratrici. Altrimenti temo che l’inverno demografico ci coglierà tutti impreparati.

Concetta C.

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Risponde Federica Pezzatti

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne la sua lettera ci consente di affrontare il tema che già lei con le sue riflessioni ha centrato. Donne più indipendenti e più in grado di autodeterminarsi sono sicuramente uno degli antidoti alla violenza. Naturalmente non l’unico, ma indubbiamente anche l’indipendenza economica può consentire alle donne di non ritrovarsi “ostaggio” di mariti e compagni e di sottrarsi con meno fatica alle situazioni di violenza (verbale o fisica).

Del resto anche Delia, la protagonista del bellissimo film «C’è ancora domani» – interpretato e diretto da Paola Cortellesi – inizia a prendere consapevolezza del suo valore e comincia a immaginare un futuro diverso anche grazie all’accumulazione di piccoli risparmi guadagnati con vari lavoretti. Denari salvati dalle grinfie del marito “picchiatore” Ivano. Soldi che la donna poi deciderà di destinare, non all’acquisto dell’abito da sposa per sua figlia (come preventivato), ma agli studi della ragazza iscritta, in quanto donna, alla scuola di avviamento e non alle scuole medie.

La chiave di volta, anche in questo contesto, è l’istruzione, la formazione e la preparazione che consente, alla fine dei conti, anche di gestire meglio i propri risparmi.Ma come siamo messi in quanto a gender gap in finanza? Per amministrare soldi bisogna prima riuscire a guadagnarli (cosa non così scontata). Nonostante il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni anche in Italia sia salito al 52,6% (+1,2 punti in un anno) il livello è ancora inferiore di 13,8 punti a quello di tutti gli altri Paesi dell’Ue.Anche per quanto riguarda gli stipendi il gap esiste ancora: una donna nell’Ue porta mediamente a casa ancora il 13% in meno rispetto ai colleghi (20% il gap a livello mondiale).

A pesare sugli stipendi e sul tasso di occupazione è anche la scarsa propensione agli studi Stem (science, technology, engineering and mathematics). Secondo i dati Istat solo il 16% delle donne ha una laurea di questo tipo. Scarsa occupazione e stipendi più bassi si riflettono anche sull’indipendenza finanziaria. Secondo la recente indagine realizzata da Global Thinking Foundation su quasi 1.400 intervistate il 68,8% delle donne si dichiara economicamente autonoma a fronte di un 31,2% che dipende da partner o altro familiare. Ben il 42% delle donne non ha un conto corrente personale mentre il 4,8 non ne ha uno, neppure cointestato. Il 33% del panel rappresentativo di tutta l’Italia non sa impostare un budget familiare. Insomma la strada da fare è ancora lunga.

Per agire con azioni concrete sono stati lanciati molti progetti come quello della Banca d’Italia “Le donne contano”. Finalizzato a favorire l’inserimento delle donne vittime di violenza è invece il Protocollo d’Intesa tra il Cno (consulenti del lavoro) e la fondazione Doppia Difesa Onlus siglato il 22 novembre. Dalla ricerca svolta dall’Ufficio Studi dei Consulenti del Lavoro, “Favorire l’inclusione occupazionale per contrastare la violenza sulle donne” è emerso infatti che delle 15.559 donne che nel 2020 hanno iniziato un percorso personalizzato di uscita dalla violenza, solo il 35,5% era occupato stabilmente, mentre il 48,7% risultava non autonomo dal punto di vista economico,

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