L’importanza di essere serialmente seri
Riccione e Rimini. Nata dal Roma Fiction Fest, che aveva precorso i tempi, la rassegna ci porta il meglio dei prodotti italiani e le primizie globali che non abbiamo ancora visto, come «Celeste»
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Nel reperire informazioni sull’Italian Global Series Festival, il nuovo festival sulle serie televisive italiane e internazionali, la cui prima edizione si terrà tra Riccione e Rimini dal 21 al 28 giugno, è facile imbattersi in paragoni con Cannes o con i David di Donatello, e in parte è inevitabile: i festival di serie tv sono creature relativamente recenti e ancora in via di definizione, come d’altra parte in profonda trasformazione è il panorama dell’audiovisivo nel suo complesso. Le serie tv, è bene ricordarlo, tradizionalmente venivano premiate nel corso di cerimonie dedicate al piccolo schermo, insieme agli altri generi televisivi: intrattenimento, informazione, cultura, sport, programmi per ragazzi. Negli Stati Uniti è ancora per lo più così: gli Emmy, ma anche l’Atx Television Festival di Austin, per dirne uno, sono strutturati in categorie tra le quali figurano serie tv ma anche talk show, reality, programmi del daytime.
Negli Usa, in realtà, “tv series” non indica nemmeno necessariamente le serie di finzione: anche American Idol o Survivor sono tv series. Poi, nei resoconti offerti dai media, sono le serie tv, per come noi le intendiamo, a prendersi la maggior parte dello spazio, ma ciò ne riflette il maggior prestigio e il fatto che, nella tv statunitense, il racconto di finzione è da sempre uno dei generi più diffusi e importanti, molto più di quanto lo sia mai stato nei Paesi europei e in particolar modo in Italia, dove esso è tuttora una componente minoritaria del palinsesto.I festival dedicati esclusivamente alle serie tv, ispirati al modello cinematografico e quindi con una prospettiva curatoriale e autoriale, pieni di anteprime, con un forte accento sull’idea di qualità ed emersione delle novità più interessanti, sono un fenomeno tipicamente europeo, che ha iniziato a prendere piede da una quindicina d’anni o giù di lì. Quello che al momento potrebbe essere considerato il più importante e conosciuto festival europeo di serie tv, il francese Series Mania, è nato nel 2010 e solo dal 2018 si è installato stabilmente a Lille. In alcuni casi c’è un forte collegamento tra festival di cinema e di serie tv: la Berlinale series, ad esempio, è una sezione interna al Festival di Berlino; Canneseries invece è totalmente separato dal Festival di Cannes, ma ha rapidamente acquisito importanza anche grazie al brand esibito nel suo nome. Molti altri stanno crescendo: il Serielizados Fest di Barcellona, il Serial Killer di Brno in Repubblica Ceca. Tutto ciò corrisponde certamente all’aumento di qualità e di considerazione culturale raggiunti dalle serie, ma è anche un segnale della progressiva erosione dei confini tra i diversi settori dell’audiovisivo: distributori, case di produzione, sceneggiatori, registi e attori si muovono ormai indifferentemente tra grande e piccolo schermo, come d’altra parte ormai anche i festival del cinema, nei Fuori concorso, ospitano regolarmente anteprime di serie tv.L’Italia, come spesso accade, aveva iniziato in anticipo e poi si è persa per strada: il Roma Fiction Fest, inaugurato nel 2007 dall’Apt (Associazione Produttori Televisivi) e andato avanti per ben dieci edizioni, aveva intercettato il momento in cui le serie stavano diventando un prodotto culturale di serie A anche in Europa: basti pensare che le prime produzioni italiane originali su Sky, tra cui Boris e Romanzo criminale, sono proprio di quegli anni. Dopo un progressivo prosciugamento dei fondi e alcune edizioni faticose, il Fiction Fest aveva definitivamente chiuso i battenti nel 2016. Ora l’Apt è diventata Apa (Associazione Produttori Audiovisivi) ed è presieduta da Chiara Sbarigia, che del Fiction Fest è stata la storica direttrice e ne ha voluto la rinascita, con il supporto del Ministero della Cultura, di Cinecittà, della Regione Emilia Romagna e dei comuni di Riccione e Rimini, dove la manifestazione si è trasferita. La direzione artistica è affidata a Marco Spagnoli, critico cinematografico e, tra le altre cose, veterano del Mia (Mercato Internazionale dell’Audiovisivo), altro evento di grande successo creato dall’Apa.Nella sua organizzazione interna, l’Italian Global Series Festival incarna bene la doppia anima intrinseca ai festival di serie tv: da un lato celebrazione e promozione dell’industria seriale nazionale, dall’altro vetrina in anteprima della miglior produzione mondiale.
Ci saranno, quindi, i premi Maximo dedicati alle serie italiane uscite tra maggio 2024 e aprile 2025, divise nelle quattro categorie ormai standard di drama, comedy, limited series (ovvero miniserie) e film per la tv – categorie che, come accade anche agli Emmy, è sempre più difficile tenere separate. M - Il figlio del secolo e Brennero, ad esempio, sono tra le limited, mentre The Bad Guy e La legge di Lidia Poët sono tra i drama: l’unico motivo plausibile sembra essere che le ultime due sono già arrivate alla seconda stagione, le prime due ancora no. Oppure: se Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso è considerato un drama, allora potrebbe esserlo anche I delitti del BarLume, che invece è tra le comedy. Se ne potrebbe discutere all’infinito, ma in ogni caso la selezione rende bene il ventaglio della recente produzione italiana, da L’Amica Geniale 4 a Prisma 2, da Don Matteo a Dostoevskij e Avetrana - Qui non è Hollywood. Anche i premi per le serie in anteprima sono suddivisi in drama, comedy e limited, ma qui si trova un’ampia e variegatissima selezione di serie da tutto il mondo, inedite in Italia e uscite altrove meno di un anno fa, con l’aggiunta di alcune, poche, serie italiane programmate per la prossima stagione. Ci sono alcuni titoli premiati a Series Mania, come la spagnola Celeste e l’inglese Reunion, che finalmente potremo vedere anche dalle nostre parti e speriamo trovino una distribuzione nazionale. Ma si fanno anche un sacco di magnifiche scoperte: da Gassal, una comedy turca su un becchino solitario, che riporta alla mente Six Feet Under, a Frust, drama serbo diretto da Danis Tanović (il regista di No Man’s Land), Los 39 di Roberto Serrano, ambientata ai tempi della spedizione di Cristoforo Colombo. Ci saranno anche alcune notevoli anteprime Fuori concorso: Too Much, la nuova serie di Lena Dunham (Girls); l’attesissima quarta stagione di The Bear; l’altrettanto attesa terza di Squid Game, queste ultime presentate in contemporanea alla messa in onda. Molto altro si trova nel ricchissimo programma dei sette giorni: gli incontri Masters of storytelling con protagonisti del racconto seriale italiano, le Masterclass sulla sceneggiatura (una con Mark Gatiss e una con Steven Moffat e Sue Vertue); i numerosi ospiti internazionali e italiani, la reunion dei Cesaroni, gli Italian showcase con anticipazioni della prossima stagione (tra cui Cuori 3 e Sandokan). Nell’anno della morte di David Lynch, però, non si può non segnalare la serata riminese del 23 giugno a lui dedicata, con la proiezione del pilot di Twin Peaks e un panel al quale parteciperanno Frederick Elmes e Peter Deming, storici direttori della fotografia del regista statunitense. Un ottimo inizio, insomma, per il nuovo festival italiano delle serie tv, di cui c’era sicuramente un gran bisogno, e al quale non possiamo che augurare una lunga carriera.


