L’impegno del maestro nei contemporanei
Nel festival gli omaggi a Nono e Schönberg, di cui ricorrono i 100 e 150 anni dalla nascita. Di entrambi, col sostegno di Reggio Parma Festival, si eseguono due importanti pezzi di stampo civile
di Harvey Sachs
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Amiamo descrivere le varie commemorazioni cinquantennali, centennali come “festeggiamenti del sistema decimale”. A volte però tali celebrazioni possono aiutarci a ricordare eventi o persone che hanno avuto un impatto significativo sulla nostra storia. In questo senso, ci sembra giusto che all’interno del Festival Verdi 2024 appaiano due compositori che con Giuseppe Verdi hanno avuto relativamente poco a che fare, e cioè Arnold Schönberg e Luigi Nono, dei quali quest’anno si ricordano gli anniversari di nascita “decimali” , col sostegno di Reggio Parma Festival: il 150.o del primo e il 100.o del secondo.
Schönberg proveniva da una famiglia della piccola borghesia ebraica dell’Impero austroungarico, mentre Nono nacque in una famiglia italiana benestante. Schönberg fu costretto a fuggire dall’Europa in America durante il nazismo, Nono crebbe sotto il regime fascista e più tardi militò nel Partito comunista italiano. Nonostante le differenze generazionali, etniche, politiche e culturali tra i due, un paio di legami importanti rimangono evidenti. In primo luogo, sia Schönberg che Nono erano e rimangono figure controverse nella storia della musica del Novecento. E poi, nel 1955 Nono si sposò con Nuria Schönberg, figlia di Arnold. Lei, ancora oggi, all’età di 92 anni, è l’anima sia della Fondazione Archivio Luigi Nono a Venezia, città natale di suo marito, che dell’Arnold Schönberg Center a Vienna, città natale di suo padre.
I due pezzi schoenberghiani proposti nell’ambito del Festival Verdi sono stati tratti dai poli opposti della carriera del compositore e verranno eseguiti in due luoghi diversi nella stessa serata, il 5 ottobre. Il primo, Notturno per archi e arpa, risale agli anni 1895-96, quando uno Schönberg ventunenne muoveva i primissimi passi creativi e usava un linguaggio musicale tardoromantico; lo interpreterà, in una versione per quartetto d’archi, il Quartetto Magnani al Teatro Verdi di Busseto. Ma all’Auditorium Paganini parmense si proporrà il breve A survivor from Warsaw, un lavoro dodecafonico del 1947. Ispirato dalla testimonianza di un uomo sopravvissuto a un rastrellamento tedesco nel ghetto di Varsavia nel 1943, viene affidato a voce narrante, coro di voci maschili e orchestra. Gli interpreti saranno la Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Maxime Pascal, il coro del Teatro Regio diretto da Martino Faggiani e, come narratore, sir Thomas Allen, che molti di noi ricordiamo come grande baritono mozartiano.
A survivor from Warsaw sarà seguito da Il canto sospeso di Nono, per tre voci soliste (il soprano Chantal Santon Jeffery, il mezzosoprano Katarzyna Otczyk e il tenore Raffaele Feo), coro e orchestra. Una video installation creata da Shirin Neshat accompagnerà il pezzo. Scritta negli anni 1955-56, l’opera si basa su brani tratti dal celebre libro Lettere di condannati a morte della Resistenza europea (1954). Poi, come omaggio a Nono, si proietterà al Teatro Farnese un film del primo concerto della rassegna Traiettorie eseguito dall’Ensemble Edgard Varèse nel 1991. E, sempre al Farnese, La lontananza nostalgica utopica futura, opera sperimentale (1988-89) di Nono, per violino e otto nastri magnetici, verrà presentata il 18 e il 19 ottobre dalla violinista Mihaela Costea e con la regia del suono di Alvise Vidolin. Schönberg, che era nato e cresciuto in epoca tardoromantica, aveva creato il suo sistema dodecafonico in parte per conservare l’egemonia della scuola musicale austrotedesca.
Invece Nono raggiunse la maggior età all’alba dell’era atomica e, negli anni successivi, cercava nuovi suoni per creare un continuum tra l’avanguardia della prima metà del Novecento (cioè i tempi di suo suocero) e quelli della seconda metà del secolo. Ma se, con Schönberg, si percepisce sempre un Angst che è alla volta romantico, freudiano, espressionistico e specificamente europeo, con Nono si sente un miscuglio di suoni e di modi di espressione prodotti da una situazione esistenziale mondiale in cui non esiste più terraferma sotto i nostri piedi. Fatto interessante per noialtri verdiani: quando Schönberg morì, si trovarono nel suo studio le partiture dell’Otello e del Falstaff.


