«L’impact investing è la via maestra per investire sulle aziende più efficienti»
«Tra le aziende più interessanti segnalo la farmaceutica indiana Cipla: attraversa un momento di svolta e riteniamo che potrebbe continuare a migliorare il suo profilo di crescita nei prossimi anni».
di Isabella Della Valle
4' di lettura
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L’impact investing, cioè quell’approccio agli investimenti che oltre a un ritorno finanziario favorevole genera un impatto positivo misurabile a livello ambientale o sociale è la linea che guida Mathieu Nègre nelle scelte di investimento. Il gestore sottolinea come questo approccio si stia progressivamente spostando da piccole realtà aziendali non ancora presenti sui listini di Borsa a imprese di più grandi dimensioni e quotate. Nègre è il responsabile del team Global Emerging Equities e Portfolio Manager per l’azionario emergente di Union Bancaire Privée (Ubp), una delle principali banche private in Svizzera che amministra un patrimonio complessivo pari a 147,4 miliardi di franchi. In questa intervista focalizzata sui mercati emergenti il gestore parte dalla distinzione tra i paesi meno penalizzati dalla pandemia rispetto a quelli che invece sono riusciti a contenerla meglio. Non ha una strategia prettamente settoriale ma individua nei bisogni fondamentali della persona, salute e benessere, economie inclusive ed eque, ecosistemi sani, stabilità del clima e comunità sostenibili i temi chiave da seguire.
La pandemia ha una portata mondiale, ma quali sono state in particolare le conseguenze sui mercati emergenti?
Tra i Paesi in cui investiamo possiamo distinguere due gruppi. Da una parte, i Paesi asiatici che sono stati colpiti per primi dal Covid 19 e che hanno avuto ottime strategie di contenimento: Corea del Sud, Taiwan, Cina e in parte la Thailandia. Poi, i Paesi che non sono stati colpiti inizialmente dalla pandemia e che hanno finito per imporre in seguito lockdown prolungati a fronte di un gran numero di contagi: Cile, Messico, Brasile, Sudafrica e i Paesi dell’Europa orientale. I mercati azionari del primo gruppo hanno performato molto meglio dei secondi, in particolare nei settori interni (beni di consumo, trasporti, finanziari) più sensibili ai lockdown.
Per i prossimi mesi quali rischi e quali opportunità avete individuato sull’azionario emergente?
I tassi Usa hanno iniziato a salire e persistono timori sull’inflazione. Un po’ di inflazione va bene, purché resti sotto controllo. Per i mercati emergenti, il rapido aumento dei tassi Usa è un rischio perché equivale a una stretta monetaria indesiderata. Abbiamo iniziato l’anno con aspettative al ribasso sul dollaro e con l’ipotesi che i tassi sarebbero rimasti bassi a lungo, ipotesi ora messa in discussione, creando un contesto più rischioso per alcuni Paesi emergenti. Per quanto riguarda le opportunità, molti Paesi che hanno sofferto per i vari lockdown devono ancora riprendersi completamente, quindi assistiamo a rialzi in alcuni settori interni, in particolare quello finanziario e dell’istruzione. Se la campagna vaccinale riuscirà ad avere una portata effettivamente globale, ci saranno risvolti positivi. Ma per il momento è ancora troppo presto.
L’impact investing è passato dall’essere un segmento di nicchia per microaziende non quotate a un’asset class che include società di maggiori dimensioni e quotate sui listini internazionali. Quali caratteristiche deve avere un’azienda per essere considerata a impatto positivo?
Cerchiamo di trovare aziende che abbiano un impatto positivo e misurabile sulla società o sull’ambiente. Le chiamiamo “fixer”. Sono società che contribuiscono a risolvere problemi di rilevanza globale, raggiungendo gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.








