Tecnologia umana

L’IA con licenza di agire: l’era degli agenti intelligenti

Una via di mezzo fra il concierge di un super albergo e un copilota di Formula 1: efficiente, accurato, proattivo e soprattutto velocissimo. I nuovi compagni di viaggio digitali sono l’avvenire della cura?

di Frank Pagano*

Ai-Da è il primo robot artista ultra-realistico mai progettato. Ideato e realizzato a partire dal 2019 da un team di professori e studenti delle Università di Oxford, Leeds e Birmingham, è governato dall’intelligenza artificiale. È in grado di disegnare ed è un performer, e le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Nela foto il robot posa al fianco di “Immortal Riddle”, esposto a ottobre 2021 davanti alle Piramidi di Giza, diventando esso stesso parte dell’opera, in una risposta contemporanea all’enigma della Sfinge. Copyright 2024 © Ai-Da Robot Studios

6' di lettura

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Siamo a Las Vegas. Jensen Huang, il co-fondatore e amministratore delegato di Nvidia, l’azienda che produce l’hardware che anima l’intelligenza artificiale della gran parte del mondo (in particolare, le GPU – o graphics processing units – più ricercate dai grandi del tech), nel suo discorso durante l’ultima fiera dell’elettronica (CES) ha definito gli “agenti intelligenti” come l’evoluzione naturale e necessaria dell’intero fenomeno dell’intelligenza artificiale. Il pubblico è andato in visibilio alla vista dei vari casi d’uso, da video e immagini ultra-realistici fatti in frazioni di secondo, a comando, ad autovetture a guida autonoma, aiutate da copiloti veri e propri, che ottimizzano itinerari individuali e comunitari, gestendo flussi di dati e traffico complessi. Applicativi come ChatGpt, di OpenAI, che l’opinione pubblica ha conosciuto soltanto alla fine del 2022, sono ormai sorpassati da strumenti molto più intelligenti e proattivi, accurati e personalizzati. È una corsa contro il tempo. Huang non ha dubbi: siamo nell’era dell’Agentic AI.

Ma cosa sono questi agenti intelligenti e come agiscono? Facciamo un passo indietro e spostiamoci nella Caput mundi. Il 2025 è l’anno del Giubileo, inaugurato a Natale 2024 da papa Francesco. Per l’occasione, la città di Roma e Microsoft hanno lanciato “Julia”, un agente intelligente fruibile attraverso molteplici canali, dal sito della città a WhatsApp, fino a varie app delle tante istituzioni romane. Julia è l’agente per eccellenza: accompagna il cittadino, il turista o il pellegrino, fornendo itinerari, suggerimenti, soluzioni personalizzate per navigare eventi, mostre, attività della città, massimizzando efficienza negli spostamenti, rispetto delle regole e soprattutto degli interessi personali, come se fosse un concierge personale, sempre disponibile e sempre aggiornato su tutto quello che accade, riducendo la complessità di Roma e del Giubileo a un messaggio vocale o testuale, semplice e facile da seguire. Come mi vesto per andare a San Pietro, senza commettere errori di etichetta? E poi, mentre vado a Trastevere, dove posso assaggiare la migliore carbonara, sapendo però che mia figlia è intollerante al lattosio? Posso avere la risposta in giapponese? E dove faccio il biglietto per prendere il bus, mentre torno in hotel? Chiedi a Julia.

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«La grande differenza degli agenti intelligenti sta nella capacità di ragionare, scomporre un quesito e trovare il miglior modo di ricercare le informazioni, andando a pescare da infinite fonti e banche dati, appartenenti alle entità più disparate a cui Julia ha accesso, e nel modo di servire una soluzione pronta all’uso, diversa a seconda del mezzo, da WhatsApp a un sito internet, e calibrata sulla persona che ha davanti, anche perché gli agenti hanno memoria dei loro scambi e migliorano proprio grazie a questo storico di interazioni, per servire al meglio l’individuo e i suoi bisogni specifici», spiega Massimiliano Fuccilo, data & AI cloud solution architect manager di Microsoft per l’Italia. Julia è un sistema articolato, che è stato progettato per gestire la complessità di un evento.

Non è il solo, molti altri sono allo studio delle big tech di tutto il mondo proprio in questo momento: l’obiettivo è offrire servizi sempre più accurati e ad hoc per i consumatori. Per esempio il motore di ricerca Perplexity, alimentato dall’IA, ha introdotto lo scorso novembre la nuova funzione shopping, disponibile per gli abbonati a pagamento. I risultati non sono ancora perfetti, ma è in grado di fare ricerche articolate a partire da domande articolate: alla richiesta “mostrami le migliori 5 paia di scarpe da sera sotto i mille euro” propone una selezione che non è la semplice summa di link sponsorizzati o articoli sul tema, ma piuttosto una crasi di video su YouTube, post, storie sui social. Di ciascun prodotto fornisce poi prezzo e link di acquisto, e in alcuni casi può anche procedere con il pagamento. È un agente che svolge compiti complessi al posto del consumatore.

«Si tratta sempre e comunque di software, di codice, che utilizza i moderni modelli di intelligenza artificiale. L’agente è capace di comprendere masse di dati e svariati linguaggi naturali, è in grado di ragionare con un forte orientamento all’azione, ha una memoria e una personalità, proprio per fornire soluzioni ad personam, andando a prendere dati e fonti quando e dove necessario, oltre i limiti di un semplice ChatGpt, per costruire una risposta plausibile, nei formati più svariati», va avanti Fuccilo.

Nel 2021 Ai-Da è stata la protagonista di una mostra al Design Museum di Londra, Ai-Da: Portrait of the Robot, sul tema della possibilità da parte di un’entità priva di un sé di realizzare selfie. Il tema della creatività è tornato alla ribalta anche lo scorso novembre, quando Sotheby’s ha battuto per 1,1 milioni di dollari la prima opera d’arte creata da un robot umanoide utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale, superando la stima di 120-180 mila dollari: si trattava del ritratto del matematico e informatico Alan Turing, dipinto da Ai-Da. Copyright 2024 © Ai-Da Robot Studios

Ci sono esempi più semplici di Julia, che sono già a disposizione dei naviganti digitali. «Un agente è, ad esempio, il Copilot, come lo chiamiamo in Microsoft: l’aiutante, che assiste l’utente nel navigare un sito internet, facendo ricerche personalizzate, o il concierge associato a un motore di ricerca, che va a costruire soluzioni e risposte, usando tutto ciò che è presente nel web e oltre. Fino ad arrivare ai copiloti delle varie applicazioni che usiamo tutti i giorni, come Outlook, per le e-mail. L’agente ci suggerisce proattivamente bozze di testo e ci ricorda appuntamenti», racconta Mattia De Rosa, data & AI solution specialists director di Microsoft in Italia.

In un mondo sempre più 3D, come quello del gaming, gli agenti si manifestano come avatar o giocatori virtuali, al nostro servizio mentre giochiamo. Per canali come le messaging app o nell’assistenza alla guida di una vettura o nel maneggiare qualsiasi elettrodomestico, l’interazione degli agenti è probabilmente vocale, proprio per accelerarne la fruizione. L’intelligenza artificiale, per riprendere la profezia di Huang, sta diventando molto più intelligente nella modalità di suggerire azioni.

«Il compito dell’intelligenza artificiale è quello di dare un senso alle informazioni, semplificare, orientare all’agire. Occorre lavorare sui dati e, allo stesso tempo, su un costante controllo di questi strumenti, per favorirne i benefici e risolvere gli effetti collaterali. Non siamo ancora arrivati all’epoca di agenti totalmente indipendenti, con una loro identità, e slegati dalla supervisione dell’uomo. Stiamo parlando di fenomeni recenti, lo studio e la regolamentazione delle loro applicazioni fa parte del nostro lavoro», conferma De Rosa.

Le applicazioni di questi aiutanti tuttofare possono estendersi dalla finanza alla sanità, dalla mobilità all’energia, fino all’educazione e al mondo dei media. Questo articolo è stato concepito e scritto alla vecchia maniera, partendo da appunti su carta. Ma l’autore non vede l’ora di incontrare l’agente con cui ragionare e scrivere a quattro mani il prossimo capitolo della storia dell’intelligenza artificiale.

(*) Frank Pagano è esperto di tecnologia, senior partner di Jakala e shareholder di Tokenance.

AIUTANTI CHATGPT. MICROSOFT. NVIDIA. OPENAI. PERPLEXITY.

L’extra tech

Si inquadra il Qr code e si inserisce la cifra. Una piattaforma raccoglie, divide e distribuisce le mance. Agevolando la trasparenza.

La mancia ispira innovazioni. Quel piccolo extra – pratica antica, tanto che l’etimologia rimanda al francese manche, con riferimento alla manica che, nelle cerimonie cavalleresche, la dama regalava al cavaliere – oggi si confronta con un mondo sempre più cashless: i pagamenti digitali in Italia hanno raggiunto un valore di 223 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2024, con una crescita dell’8,6 per cento rispetto al 2023 (Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano). Spesso, però, capita di non avere contanti, o che il sistema Pos (del ristorante, ad esempio) non sia aggiornato per gestire correttamente le mance. Da qui nasce TackPay (tackpay.net), start up ideata nel 2019 da Matteo Tranchida, studente di Economia a Genova. «Lavorando da ragazzo come cameriere, mi sono reso conto di quanto fosse macchinoso e poco trasparente gestire le mance. Questo mi ha spinto a cercare una soluzione digitale», spiega l’imprenditore e co-fondatore della piattaforma, oggi 29enne.

Lanciata ufficialmente nel 2021, TackPay offre più di un sistema per incassare mance: «Puntiamo a essere il miglior barattolo delle mance in Europa. Il nostro valore aggiunto è la gestione automatizzata: TackPay raccoglie, divide e distribuisce le mance in modo chiaro e veloce, adattandosi alle esigenze di aziende di qualsiasi dimensione. Gli extra possono essere spartiti equamente tra i membri del team o accumulati in un contenitore digitale e suddivisi secondo criteri personalizzati come turni, ore lavorate o percentuali stabilite», aggiunge Tranchida. Il sistema facilita anche la rendicontazione: «Chi fa le buste paga può indicare quanto è stato ricevuto, tramite il report di TackPay, e applicare la giusta imposta» (la Legge di Bilancio 2023 ha introdotto la tassazione agevolata delle mance al 5 per cento, per chi lavora nel settore ricettivo e nella ristorazione, e la Legge di Bilancio 2025 ha ulteriormente ampliato la platea dei beneficiari). In più, i clienti non devono scaricare nulla: basta inquadrare un QR code e inserire un metodo di pagamento qualsiasi. TackPay è attiva in Italia e Spagna: «Puntiamo a crescere in modo sostenibile, con un focus sul mercato europeo, ma siamo pronti a cogliere ogni opportunità».

La piattaforma è già stata adottata da ristoranti, catene e persino un tour operator giapponese. Di recente, Tranchida ha frequentato un master alla Georgetown University di Washington e collaborato con esperti di start up a New York e San Francisco: «Lì ho imparato l’importanza dello storytelling e dell’esecuzione. Non è l’idea a fare la differenza, ma come la realizzi». Il consiglio per chi intende avviare una start up? «Non tenete l’idea nel cassetto. Testatela, raccogliete feedback e non abbiate paura di fallire. È meglio capire subito se funziona, piuttosto che sprecare tempo inutilmente». (Cristiana Gattoni)

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