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Arredo & design
L’home staging taglia i tempi di vendita
Riarredare gli spazi sul mercato per valorizzare gli ambienti, arricchirli con armonie, colori e luminosità è una pratica consolidata in Usa ma in crescita anche in Italia. A Roma i tempi medi di cessione possono passare da 4 mesi e mezzo a 48 giorni
L’home staging come primo atto di una strategia di vendita, che taglia i tempi delle contrattazioni non solo negli Usa ma anche in Italia. Tra il 2023 e il 2025 Mari Team Immobiliare ha analizzato oltre 150 interventi professionali di home staging realizzati nella capitale. Su questa base, i dati misurati dall’agenzia convergono con il quadro statistico americano e ne traducono le evidenze sul mercato locale.
Sul mercato romano una casa usata resta mediamente in vendita per 4,6 mesi, mentre gli immobili valorizzati con home staging registrano una permanenza media di 48 giorni — circa un terzo del benchmark di mercato. Sul fronte dei prezzi, a inizio 2026 le compravendite intermediate dall’agenzia nelle aree centrali e semicentrali della Capitale si sono chiuse mediamente al rialzo (+0,32%) rispetto ai prezzi di incarico, con punte fino al +10% nei casi di maggiore competizione tra acquirenti. L’impatto dello staging si misura però anche per tipologia di immobile. Per immobili con scarsa luminosità (grazie a interventi mirati sulla gestione della luce tra mix naturale/artificiale, palette morbide, superfici riflettenti) crescono oltre il 70% le risposte positive nelle prime visite. Aumentano del 68% le valutazioni positive su case datate rivedendo le disposizioni dei mobili, gli elementi più personali e ripristinando proporzioni più armoniche.
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Negli Usa, l’ultima edizione del Profile of home staging dell’associazione internazionale degli intermediari immobiliari, ha sottolineato come lo staging incide sulla capacità dell’acquirente di proiettarsi nell’immobile, sul valore offerto e sui tempi di permanenza dell’annuncio sul mercato. L’83% degli agenti che assistono gli acquirenti dichiara che la casa allestita rende più facile, per chi compra, immaginarla come la propria futura abitazione. Il 26% afferma che lo staging influenza la percezione della maggior parte degli acquirenti; un ulteriore 60% riconosce l’effetto sugli acquirenti in fase di chiusura. Solo il 12% lo ritiene ininfluente.
«I dati americani - ha sottolineato Gianluca Mari, ceo e founder di Mari Team Immobiliare - confermano quello che osserviamo ogni giorno sul mercato di Roma: la presentazione di un immobile non è più un dettaglio cosmetico, è la prima leva sul prezzo finale. Quando il valore percepito è coerente con il valore reale, la competizione tra acquirenti si attiva e si traduce in offerte al rialzo. Lo staging, oggi, è uno strumento di posizionamento, non di arredo».
«Il mercato - ha aggiunto - Sanja Radovanovic, co-founder di Mari Team Immobiliare e presidente globale di Gaphs - Global association of professional home stagers - premia la coerenza, a partire dal prezzo: un immobile va valutato in modo realistico e collocato nella corretta fascia di mercato. Nessun allestimento compensa un errore di pricing. Ma la coerenza non si ferma al numero: significa scegliere l’arredo giusto per il compratore giusto. Studio della planimetria, studio del target di quartiere, arredo neutro calibrato sulla fascia di reddito e sullo stile di vita di chi effettivamente vivrà quella casa. Come Mari Team abbiamo scelto di investire in un nostro magazzino di mobili: ogni immobile riceve un arredo calibrato sul target del quartiere e volutamente neutro perché lo staging deve essere la tavolozza, non il quadro. È nello spazio che lasciamo che il compratore si proietta. Lo staging è meno presidiato come categoria professionale, meno misurato a livello statistico, meno raccontato. Questo lascia margine di evoluzione, ma espone anche il mercato a una semplificazione frequente: ridurre lo staging alla “messa in posa” estetica, o affidarlo in modo improprio al solo virtual staging, con il rischio di costruire un’attesa che la visita reale poi smentisce».
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