Space economy

L’Europa punta all’autonomia per l’accesso allo Spazio

Ariane 6-4, potenziato con 4 motori sviluppati, ha dato prova di poter portare in orbita addirittura alcuni satelliti Kepler

di Leopoldo Benacchio

Esa. Ariane 64 ha dato prova di poter portare in orbita alcuni satelliti Kepler

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L’Europa sta proseguendo il suo tentativo di rilancio in campo spaziale, dopo l’importante riunione interministeriale Esa, novembre 2025 a Brema, e la più recente diciottesima edizione della European Space Conference, gennaio 2026 a Bruxelles.

A Brema sono stati fissati i capisaldi per Esa nel prossimo futuro, a cominciare dal finanziamento complessivo di circa 22 miliardi di euro, sempre poco ma comunque il massimo storico. L’obiettivo principe, che ha impegnato tutto il 2025, è sempre rappresentato dalla ricerca della autonomia nell’accesso allo spazio. Esa è da sempre a top level per quanto riguarda i satelliti scientifici, ma i ritardi nella costruzione del lanciatore pesante Ariane 6 e nel fermo del lanciatore Vega-C, dopo la perdita dei partner industriali ucraini, aveva portato a un momento di crisi profonda e a far volare parecchi satelliti europei con i Falcon di SpaceX.

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Il nodo dei costi rispetto ai Falcon di Musk

Ora l’Europa con Ariane 6-4, potenziato con 4 motori sviluppati in collaborazione con l’italiana Avio, ha dato prova di poter portare in orbita addirittura alcuni satelliti Kepler, la costellazione di Jeff Bezos, antagonista storico di Elon Musk e del suo Starlink. Quindi bene, anche se resta il problema dei costi: entrambi i vettori non sono riutilizzabili e sono costosi rispetto ai Falcon di Musk, che lo scorso anno hanno fatto ben 170 lanci.

Qual è il ruolo dell’Italia?

A margine possiamo dire che l’impegno italiano è cresciuto anche in termini finanziari, fino a 3,5 miliardi, comparabile con quello francese, dopo quello tedesco. A questo per la verità non è sembrato corrispondere, nella designazione delle posizioni apicali nell’Agenzia, una maggiore presenza italiana.

Abbiamo comunque portato a casa un possibile astronauta italiano per le missioni lunari Artemis, anche se non è chiarito quando sarà il volo che porterà il tricolore sulla Luna, né chi lo porterà.

Il programma sperimentale Esa di finanziamento a piccoli lanciatori privati, fino a 169 milioni, non è in buone acque: dei cinque selezionati sembrano avere maggiori possibilità di arrivare al traguardo il francese Maia, un razzo in parte riutilizzabile creato in collaborazione con Arianespace e, in qualche modo, concorrente ai Vega – C di Avio, e gli spagnoli Miura. Orbex, il progetto inglese, è in stato di fallimento, dichiarato proprio pochi giorni fa. Costruire e far volare un razzo non è cosa semplice.

Un prossimo, difficile, passo dovrebbe essere risolvere i problemi di governance dovuti alla frammentazione tra Esa, Euspa, che è l’Agenzia dell’Unione Europea per lo spazio, le tante agenzie nazionali e infine le forze armate dei vari Paesi. Quest’ultime, con l’importanza che sta avendo il “riarmo” dopo le note vicende internazionali, rappresentano oggi una nuova forza trainante per il settore europeo e creano timori per eventuali situazioni centrifughe. Basta pensare all’imponente piano di riamo tedesco, che prevede centinaia di miliardi e una collaborazione fra Ohb e Rheinmetall per la costruzione e messa in operazione di una costellazione militare, cosa che vuole fare anche la Svezia.

Se da una parte, In questo contesto, i grandi programmi gestiti direttamente dalla Ue, ossia Galileo ed Egnos per la geo localizzazione e la navigazione, Copernicus per l’osservazione terrestre e Iris² per le comunicazioni sicure, restano i pilastri della strategia spaziale del Consiglio europeo, dall’altra la nuova situazione geopolitica forza l’avvio di nuovi progetti.

Chi controlla lo spazio controlla il futuro

La linea emersa alla riunione di Bruxelles può essere riassunta con la frase “Chi controlla lo spazio controlla il futuro” e anche l’Europa, questa volta in tempo, da l’avvio a un progetto per una rete di sorveglianza avanzata per proteggere le infrastrutture orbitali da minacce come spoofing, jamming e armi elettroniche. Cybersicurezza e spazio sono oramai da tempo un’unica categoria. Oltre alo scudo spaziale europeo appena menzionato si è anche sottolineata la assoluta necessità Mercato unico spaziale, per costruire una base industriale competitiva e meno dipendente da fornitori extra UE e una rete europea di satelliti spia per avere una capacità superiore a servizio dell’intelligence.

Non tutto va per il verso giusto, sia chiaro, il quadro rimane complesso e con nodi aperti: governance, investimenti, integrazione dei programmi, ma la direzione è netta e la soluzione dovrebbe iniziare dalla risoluzione di limiti storici, che l’hanno notevolmente appesantita, come il rigido meccanismo del ritorno sugli investimenti e la divisione tra Esa, Ue, agenzie nazionali e settore difesa. Si tratta di situazioni stratificate nella pratica che oggi sono però l’opposto di quanto un’efficiente azione geopolitica richiede. Molto difficile, ma si può provare.

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