L’Europa marcia in ordine sparso sulla via della transizione ecologica
Noi e gli altri
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L’Europa marcia in ordine sparso sulla strada della transizione ecologica: le auto a corrente rappresentano una quota molto rilevante nei Paesi Bassi, Regno Unito, Germania e Belgio, con una crescita che, seppur rallentata, sta comunque proseguendo.
Invece negli altri Paesi, in particolare Italia e Spagna, le elettriche rappresentano ancora quote di mercato marginali. «L’Italia - sottolinea Massimiliano Abriola, direttore dell’Arval Mobility Observatory - sconta un gap significativo con i paesi nostri competitor per ciò che riguarda la penetrazione delle alimentazioni alternative, in particolare della mobilità elettrica pura. È però in atto una presa di coscienza molto forte delle aziende, con un impegno reale per diventare artefici del cambiamento, grazie a una consapevolezza dei loro obblighi per contribuire a un’economia più sostenibile. Tutto questo viene confermato anche dalle richieste fatte dal personale aziendale in tema di mobilità, per far sì che ci sia un reale supporto per una ridefinizione delle car policy e della selezione dei veicoli nelle car list».
Secondo il barometro delle flotte aziendali e della mobilità 2024 dell’Arval mobility observatory il 60% delle aziende ha una strategia o target specifici rispetto alla riduzione dell’impatto ambientale derivante dalla mobilità. È da questo dato che bisogna partire per motivare la spinta all’adozione di veicoli a basso impatto ambientale.
Due aziende su tre sono infatti soggette, o lo saranno nei prossimi 2 anni, alla pubblicazione del bilancio di sostenibilità e per oltre l’80% di esse, la mobilità aziendale gioca un ruolo rilevante. Tutto questo si traduce nel sempre maggiore inserimento di veicoli ad alimentazione alternativa all’interno delle flotte aziendali: il 63% delle aziende ha già in flotta almeno un veicolo ibrido o elettrico e l’87% lo avrà entro i prossimi 3 anni.
A livello europeo queste percentuali sono leggermente inferiori, e cioè la quota di fleet manager che dichiara di avere già un veicolo ibrido o elettrico in flotta arriva al 59% e la quota di quelli che lo adotteranno nei prossimi tre anni al 77%. Le previsioni dei fleet manager italiani e dei loro colleghi europei riguardo alla composizione della flotta fra tre anni mettono in evidenza, a fronte di una prevalenza di motori endotermici, differenze rilevanti per ciò che riguarda l’ibrido (22% in Italia e 20% a livello continentale), ma allo stesso tempo valutazioni simili sul peso di plug-in e Bev, che insieme arriveranno a una quota del 33% in Italia e del 32% in Europa.


