Il malessere dei riformisti dem

L’eurodeputata Gualmini lascia il Pd e va con Renew Eu: non c’è agibilità politica

Giustizia e politica estera tra i temi divisivi. Sull’uscio anche Delrio, che lavora ad una Margherita 4.0 per marcare il centro del campo largo

di Emilia Patta

ELISABETTA GUALMINI POLITOLOGA

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

«C’è ancora posto per noi riformisti di cultura liberaldemocratica dentro il Pd?», si chiedeva e chiedeva alla segretaria Elly Schlein l’europarlamentare Pina Picierno durante la direzione del partito di venerdì scorso in cui è stato richiesto a dirigenti e militanti di sostenere pancia a terra le ragioni del No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Da tempo i riformisti doc, quelli che non hanno voluto seguire Stefano Bonaccini nell’ingresso in maggioranza a sostegno di Schlein, sono in difficoltà e parlano di «aria irrespirabile» in un partito che a loro avviso ha sterzato tutto a sinistra perdendo le ragioni fondative dell’incontro tra le diverse culture riformiste del Paese (la liberale, la cattolica e la socialista).

L’addio dell’europarlamentare Gualmini e il passaggio a Renew Eu

E proprio in queste ore il partito fondato da Walter Veltroni assiste a un’uscita di peso, interrogandosi se sia la prima di altre: l’europarlamentare Elisabetta Gualmini annuncerà lunedì il suo passaggio al gruppo Renew Eu a cui appartengono anche Azione e Italia Viva, che però nel 2024 non hanno superato la soglia di sbarramento restando fuori dall’Eurocamera. Come Picierno, Gualmini è tra i dem che si sono schierati in favore della separazione delle carriere dei magistrati e solo pochi giorni fa aveva aspramente criticato il video sui social del network del partito in cui si equiparava a Casapound chi vota Sì al referendum: «Quindi chi sosteneva la mozione Martina al congresso del 2019 e il programma Pd del 2022 era fascista...».

Loading...

Giustizia e soprattutto politica estera tra le questioni divisive

Ma non c’è solo la giustizia. Ben più importante per i riformisti è il posizionamento internazionale, a cominciare dalla difesa dell’Ucraina e dagli investimenti per un esercito comune europeo. Lorenzo Guerini, presidente del Copasir e punto di riferimento assieme a Giorgio Gori del gruppo dei riformisti rimasti all’opposizione di Schlein, lo ripete da giorni: «Serve un chiarimento dentro il centrosinistra sulla politica internazionale». Ossia un chiarimento con il M5s e Avs, gli alleati che da anni ormai votano contro l’invio di armi all’Ucraina: come è possibile - è la domanda - mettere assieme una coalizione credibile con queste posizioni così divergenti?

«Per noi non c’è più agibilità politica dentro il Pd»

Quanto a Gualmini - politologa, già presidente della Fondazione Carlo Cattaneo e vicepresidente e assessora al welfare della regione Emilia Romagna - ne fa anche una questione di agibilità politica: stop alle presenze nei dibattiti televisivi e stop anche agli interventi nell’Aula dell’Europarlamento. Insomma, per chi non la pensa come la maggioranza schleiniana - è l’accusa - è diventato impossibile fare politica. «Una scelta molto sofferta ma molto convinta», scrive la stessa Gualmini annunciando in chat la sua decisione ai compagni di “corrente”. Sicuramente ha pesato anche la scarsissima o nulla solidarietà arrivatale per la sua inclusione nell’inchiesta Qatar Gate (Gualmini, a differenza di Alessandra Moretti, è stata comunque “salvata” dal voto dell’Europarlamento, che le ha confermato l’immunità a causa delle scarsissime e dubbie prove a suo carico).

Delrio e il progetto centrista (con Prodi e Ruffini?)

Per i riformisti, comunque, Azione di Carlo Calenda con la sua strategia terzopolista non è una soluzione. Così come non è una soluzione, al momento, il progetto “Casa riformista” lanciato da Matteo Renzi. Anche chi appare più sull’uscio come l’ex ministro Graziano Delrio - vittima di una sconfessione per aver presentato un Ddl sull’antisemitismo che riprendeva la definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) - pensa piuttosto ad un contenitore più grande, una sorta di Margherita 4.0 che rimanga all’interno del campo largo marcando il centro della politica. Un dibattito, quello sul progetto centrista, che ultimamente è stato alimentato dalla notizia di un incontro a Bologna fra l’ex premier Romano Prodi, il fondatore dei comitati Più Uno Ernesto Maria Ruffini, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, Delrio e il deputato Paolo Ciani, segretario di Demos. «Uno scambio di auguri di persona e anche qualche opinione sul Paese, sul mondo e sul centrosinistra», ha poi minimizzato Ciani.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti