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In dieci anni un terzo dei dipendenti pubblici andrà in pensione. L’età media è 55-59 anni

L’osservatorio Inps evidenzia che la retribuzione media annua nel 2024 è di 35.350 euro, gli insegnanti sono la categoria con i salari più bassi, sia per il tempo indeterminato che per il tempo determinato

di Giorgio Pogliotti

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Il 76,6% dei lavoratori pubblici ha almeno 40 anni. Considerando che la classe di età più diffusa è tra i 55 e i 59 anni nell’arco di dieci anni al massimo circa un terzo dei dipendenti pubblici si stima che andrà in pensione.

Nel 2024 il numero di dipendenti pubblici è cresciuto dell’1,5% sul 2023

 L’osservatorio dell’Inps registra un aumento dell’1,5% del numero dei lavoratori pubblici tra il 2023 e il 2024: quelli con almeno una giornata retribuita nell’anno sono stati 3.738.171, con una retribuzione media di 35.350 euro e una media di 283 giornate retribuite. La variazione percentuale della retribuzione media è salita dello 0,6%, mentre il numero medio di giornate retribuite è calato dello 0,3%. Nel 2024 il numero medio mensile di lavoratori pubblici è stato pari a 3.419.155; il picco è stato raggiunto a dicembre (3.511.522 lavoratori).

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Il comparto con il maggior numero di lavoratori è la Scuola con il 39,6% dei dipendenti pubblici, seguito dal Servizio Sanitario con il 20%, dalle Amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni) con il 14,9% e dalle Forze Armate, Corpi di polizia e Vigili del Fuoco con il 13,9%.

Gap salariale di genere: le donne percepiscono quasi 10mila euro in meno degli uomini

La retribuzione media annua nel 2024, pari a 35.350 euro è molto differenziata per età e per genere. Il salario aumenta al crescere dell’età, fino a stabilizzarsi dai 50 anni in poi ed è costantemente più alto per gli uomini (41.117 euro contro 31.679 euro per le donne nel totale). La classe 25.000 - 29.999 euro è quella dove si concentra il maggior numero di lavoratori (652.914 pari al 17,5%).

Nel complesso, le lavoratrici superano i maschi con un’incidenza del 61% in gran parte delle classi di età, fanno eccezione in quelle fino a 19 anni e 20-24 anni, nelle quali l’incidenza è pari, rispettivamente, a 67% e 58% i maschi, 33% e 42% le femmine.

Il comparto meno pagato è la scuola con una media di 30.767 euro

Se si fa riferimento alla tipologia contrattuale nei lavoratori a tempo indeterminato la classe 25.000 - 29.999 euro è quella più diffusa, con 603.856 lavoratori (il 19,4% del totale dei lavoratori a tempo indeterminato). I lavoratori pubblici con contratto a tempo indeterminato nel 2024 sono 3.106.473 (l’83,1% del totale), con una retribuzione media annua di 39.087 euro e 302 giornate medie retribuite. Tra i lavoratori a tempo indeterminato il comparto con la retribuzione media più bassa è la Scuola (30.767 euro), quello con la retribuzione più alta sono l’Università ed enti di ricerca (55.289 euro).

Per i lavoratori a tempo determinato, invece, la classe di retribuzione con il maggior numero di lavoratori è la classe 20.000 - 24.999 euro, con 123.767 lavoratori (circa un quinto del totale dei lavoratori a tempo determinato). Sempre nella tipologia contrattuale a tempo determinato il gruppo contrattuale della Scuola è quello modale con il 74,6% di lavoratori, a cui si accompagna sia la retribuzione media annua più bassa, pari a 13.635 euro, che il numero più basso di giornate medie retribuite pari a 171.

Un quarto dei dipendenti pubblici lavora nel Centro Italia

 Nel 2024 il 24% dei lavoratori pubblici lavora nel Centro, seguono le regioni del Nord-ovest (23,1%), il Sud (21,8%), il Nord-est (19,8%) e le Isole (11,3%).

Le retribuzioni medie presentano i valori più bassi nelle due ripartizioni del Nord: rispettivamente 34.015 euro nel Nord-ovest e 34.515 euro nel Nord-est; al Centro si registra il valore più alto di retribuzione media nell’anno con 36.929 euro.

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